Progetto ESP

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a cura di Francesca Guzzetta, Dir. Medico di Psichiatria e con la collaborazione del gruppo coordinamento ESP

Esperti nel Supporto tra Pari (ESP) in Salute Mentale 

Gli Esperti nel Supporto tra Pari (ESP) sono persone che hanno attraversato, direttamente o attraverso i loro famigliari, l’esperienza della malattia mentale ed hanno maturato una consapevolezza del proprio sapere (esperienziale) e una motivazione a renderla disponibile ad altre persone, sono pertanto degli “esperti per Esperienza”.

Il supporto fra pari può essere definito come il sostegno emotivo e pratico offerto da utenti o famigliari dei servizi di salute mentale ad altri utenti che stanno attraversando un disturbo psichico o mentale; si tratta di un aiuto reciproco basato sui principi dell’ ascolto attivo, della responsabilità e dell’ empowerment attraverso il supporto, l’empatia e la condivisione, al fine di per contrastare i sentimenti di disagio, solitudine ed emarginazione che possono accompagnare il disturbo psichico.

L’ESP, si pone a fianco di altri utenti e degli operatori, per mettere a disposizione energie, pensieri proattivi e sensibilità che provengono dal proprio percorso personale. Lo scambio di esperienze, il fare assieme, l’auto-mutuo aiuto, la collaborazione pratica, sono i terreni in cui si esprime l’apporto del pari, teso a supportare gli altri ad intraprendere un percorso di emancipazione sociale, di ricostruzione del proprio progetto di vita e di autodeterminazione (recovery). L’esperienza da sola tuttavia non è una competenza sufficiente per svolgere a pieno il compito di esperto nel supporto fra pari, serve anche una adeguata preparazione ed un adeguato sostegno da parte del contesto nel quale gli ESP operano, da qui la necessità di una formazione costante, che può coinvolgere anche enti formativi e una formazione congiunta degli operatori coi quali gli ESP collaborano. L’azione degli ESP avviene infatti, non in maniera avulsa dai servizio, ma all’interno dei contesti di cura, questi ultimi devono sviluppare quindi una cultura ispirata ad alcune attitudini fondamentali:

• la propensione a vedere la persona nella sua interezza e non il sintomo
• la capacità di sviluppare le capacità e le risorse personali di ogni paziente
• l’apprezzamento al suo contributo di autodeterminazione
• cimentarsi nel confronto continuo con il paziente e le sue aspettative, determinando una maggior efficacia della capacità di cura del servizio.

Questo è il contesto necessario affinché si sviluppi la capacità di costruire interventi co-progettati sempre più specifici e personalizzati e realmente condivisi tra i vari attori (utenti-operatori- familiari), rendendo visibile nei servizi una prospettiva di valorizzazione delle risorse di tutti e dell’intera rete che coinvolge l’utente.

Gli ESP nel DSM-DP di Bologna

Il progetto Esperti nel supporto fra Pari si colloca sulla scia di una lunga fase di elaborazione, avviata nel 2008 con i coordinamenti dell’auto mutuo aiuto e del fare insieme, proseguita con il corso UFE (Utenti Famigliari Esperti) del 2012 e le iniziative portate avanti autonomamente nei CSM Mazzacorati e San Lazzaro e giunta ad una formalizzazione con il progetto dipartimentale 2014/2015, che ha interessato anche il CSM di Budrio. I successivi progetti condivisi del 2016, 2017 e 2018 hanno visto una trentina di ESP nel territorio, nell’ottica di consolidare un modello da diffondere e da espandere sempre più.

Nel frattempo il DSM bolognese ha messo a confronto la propria realtà con quella di altre città italiane e ha fatto rete con altri DSM Emiliani impegnati in esperienze simili; a livello della regione Emilia Romagna si è costituita una rete di ESP (Rete ESP-ER) che si è posta come movimento al fine di dare forze e voce a questa nuova figura anche a livello istituzionale. Questo ha portato a riconoscere la necessità di una qualifica, individuata in quella già esistente dell’“orientatore”, nella quale poter fare rientrare la figura dell’ESP; alcuni ESP, a seguito di un corso di formazione effettuato a Reggio Emilia, hanno ottenuto questa qualifica, che può essere utilizzata in contesti lavorativi propriamente detti.

Cosa dicono gli ESP:

"Nell’agosto 2016 sono diventato ESP, sono seguito da tempo dal CSM e mi sono messo a disposizione per un paziente che aveva un momento critico. Pian piano ho iniziato a parlargli delle mie esperienze e questo ha fatto si che si sgretolasse la diffidenza nei miei confronti e la paura di essere giudicato. Attraverso il confronto con i miei problemi a lui è successa una cosa che io chiamo “passeggiare sulla stessa linea”, ora questa persona è in grado di camminare da sé".

"Sono la mamma di un giovane seguito dal CSM, ho scelto di impegnarmi come ESP, ho usato la parola impegno perché lo è nel suo esatto significato, di tenere fede a una promessa. Fin da subito mi sono accorta che si viene a creare un legame e che ci sono curiosità ed aspettative da entrambe le parti. Per me è stato necessario calibrare le forze e i limiti e soprattutto provare".

"Quando ci siamo visti lui (il paziente) mi ha detto che voleva parlare, acquisire più fiducia in se stesso, anche a me andava di parlare e , in quanto a fiducia in se stessi ogni tanto ne sono carente anche io quindi tanto meglio cercare di parlare di queste cose … Ci si apre molto anche interiormente in questi incontri e si scoprono nuove cose anche di se stessi"

“Faccio l’ESP, ho cominciato al Centro di Salute Mentale, avevo superato un momento di acuzie. Quando ero stata male alcune persone utenti del CSM, mi avevano aiutato avvicinandosi a me con piccoli gesti e parole. Così mi è sembrato naturale ed istintivo provare a ricambiare tali gesti, riconoscevo, in alcune di loro le mie stesse difficoltà e anche se molto diversi da me potevo capirli ed aiutarli.”

Cosa dicono gli Operatori:

“Per me è stato un percorso importante, alla pari di una formazione sul campo! La presenza degli ESP incide sui cambiamenti all’interno dei Centri di Salute Mentale, a volte sono i primi gli operatori ad avare dei pregiudizi, la presenza degli ESP comporta i cambiamenti importanti; è necessaria comunque una formazione condivisa per operatori ed ESP per crescere insieme”.

“Lavorare in collaborazione con gli utenti ei familiari, mi ha insegnato un nuovo modo di fare salute mentale; gli utenti e i familiari sono portatori di un sapere che può dare un contributo nuovo ed “altro” e che permette di orientare maggiormente i servizi di salute mentale alla persona e alla recovery”.

Il contributo di Giovanni Romagnani sul suo essere ESP-Orientatore

Anche fragile.
Essere Esp è questo.
Anche Fragile è una canzone cantata da Elisa Toffoli, in arte Elisa, contenuta nel suo album Diari Aperti.
L' autore è Calcutta.
È la canzone con cui ricordo il rapporto tra Massimo Cascone e Maria Stella Rizzardi.
Entrambi Esp.
Massimo fu anche Tutor di un gruppo di aspiranti Esp.
L'Esp non è un supereroe e neppure un Rambo.
Anzi, spesso è una persona che convive con le proprie paure.
Ma che le affronta.
Questo sforzo gli permette di essere lucido.
E di capire le difficoltà degli altri.
Dall' interno.
Non è ne facile ne immediato.
Diventando Esp ho capito che è necessario.
Penso che sia tutto qui.
E penso che non sia poco.
Anzi sia completo.
Donare la propria esperienza, il proprio dolore, rende vivi.
Utili.
L' empatia che nasce si sente.
Trasforma il rapporto.
Crea un piano comune, paritetico.
Di autentico scambio.
Biochimico per quello che mi riguarda.
Generando un qui e ora che genera ali.
Una da parte dell’esp, l’altra nell' utente.
Sapendo che il Dipartimento ci sarà sempre.
Che sempre sarà nido.
Operatori, psichiatri, infermieri, educatori e assistenti sociali saranno bussole del volo.
La terapia potrà essere cibo.
Insieme l’entusiasmo farà apprezzare il paesaggio.
Per ognuno di noi ciò che si ammirerà sarà diverso.
Ma l’obbiettivo sarà per tutti sempre e comunque lo stesso.
Guarire.
Joe.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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