A nostro agio tra le righe: scrittori e salute mentale

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a cura di Paolo Carbone, redattore di Sogni e Bisogni

Scrittori che accidentalmente hanno disturbi di carattere mentale. Così abbiamo definito i protagonisti dell’incontro intitolato “A nostro agio fra le righe”. Cinque autori (Luca Gioacchino De Sandoli, Simone Piscitelli, Fabio Tolomelli, Francesco Valgimigli, Paolo Veronesi) che hanno deciso di esprimersi con la parola scritta: la poesia, la prosa, il racconto.

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Ospite dell'evento è Wu Ming 2, appartenente all’omonimo collettivo letterario, che, contattato da noi, ha dimostrato da subito un interesse per l’iniziativa. Ogni scrittore porta con sé una diagnosi diversa con disturbi differenti; per alcuni di essi sono stimoli per scrivere. Per altri la malattia è inifluente.

Fabio Tolomelli è il primo scrittore che viene chiamato sul palco. Fondatore del Faro, rivista curata da utenti della Salute Mentale (di cui parliamo anche su Sogni e Bisogni) decide di raccontarsi e raccontare la sua patologia. Dal manifestarsi alla difficoltà di gestire la schizofrenia, fino alla solidarietà degli amici e dei compagni di scuola. Autore di un romanzo ancora da pubblicare, nel suo lavoro si ritrovano tutte le caratteristiche della sua personalità, gentile e riflessiva allo stesso tempo.

Alle domande che gli rivolge Fabio, Wu Ming 2 risponde che lui è coinvolto in maniera trasversale dalle sue storie. Non lo riguardano di persona. Va alla ricerca di un’anomalia che gli consenta di creare un “conflitto” narrativo, che renda il racconto più interessante e che permetta di esplorare le cose più a fondo. La sua scrittura è un lavoro artigianale che non si lascia andare a una dimensione liberatoria, alla spontaneità. Questo tipo di lavoro, definito “artigianale” come lo è costruire un tavolo, costa più fatica ma permette una maggiore complessità dell’intreccio.

Con Simone Piscitelli arriviamo all’ambito della poesia. Attraverso le sue domande scopriamo che Wu Ming 2 amava scrivere fin da ragazzino, ma la novità è stata farlo in modo collettivo con gli altri autori del gruppo Wu Ming. Svela a Simone che per lui lo stile è funzionale a ciò che si vuole dire. Non ritiene rilevante ciò che è fine a sé stesso. Una bella pagina che non abbia una buona storia non è detto sia interessante da leggere. A volte il risultato lo si capisce dopo aver scritto la pagina bianca.

Paolo Veronesi, artista, scrittore, eclettico del mondo associativo della Salute Mentale, chiede a Wu Ming 2 se sacrificherebbe tutto alla letteratura. Una visione tirannica che lo scrittore del collettivo rifiuta. La letteratura come esperienza totale rischia di mangiarsi le proprie esperienze e senza di esse non ci sarebbe più niente da scrivere.

Sceneggiatore e incisore. Francesco Valgimigli, da soli quattro anni a Bologna dopo tutta una vita vissuta nella periferia romana di Cinecittà, ritorna alla curiosità dell’esperienza collettiva del gruppo Wu Ming. Giovanni (alias Wu Ming 2) ribadisce il suo entusiasmo, diventata necessità, di scrivere con altre persone. Si avvale di una scaletta che guida il lavoro d’insieme, apportando il proprio contributo personale in modo da integrarlo in una cornice già delimitata. Si parte con un’idea definita, con personaggi costruititi attentamente. A mano a mano che si procede la scrittura subisce un mutamento, devia dal percorso immaginato e stupisce l’autore stesso. La gabbia che ci si è imposti si deforma. È un percorso narrativo che garantisce l’originalità e l’imprevedibilità e che evita, nel suo adattarsi ai cambiamenti, di non entrare in conflitto con il lavoro degli altri autori del collettivo. È una sorta di scrittura malleabile, combinatoria.

I libri di Wu Ming sono pubblicati con una licenza che permette di riprodurli e metterli in rete senza scopo di lucro. Oggi gli editori che si interessano a quello che di nuovo viene pubblicato sono molto pochi. La funzione di scouting, di esplorazione della letteratura si è molto ridotta. Oggi le case editrici sono molto sbilanciate verso l’offerta del servizio di pubblicazione a pagamento di un libro. Ma non è interessata a promuoverlo, perché il business è quello di realizzare materialmente il prodotto libro a prescindere dal contenuto e dal reale interesse che possa avere per esso. In questo senso il modo per farsi conoscere potrebbe essere quello di inviare il proprio materiale a uno scrittore che si occupi di temi affini ai propri. Una sorta di intermediatore che abbia compreso il valore dell’opera.

Ultimo autore della carrellata alla Casa dell Conoscenza è Luca Gioacchino De Sandoli. Affascinato dal mondo del fantastico, con Luca si arriva a dialogare anche sulla letteratura per l’infanzia. Anche i Wu Ming sono stati antologizzati nei libri scolastici, in quelli delle scuole superiori, ma da qualche tempo si stanno interessando anche ai più piccoli. Un aspetto che intriga Wu Ming 2 è la possibilità di rompere i tabù degli argomenti di cronaca o di attualità che si considera non si possano spiegare ai bambini. Tutto si può narrare al mondo dell'infanzia se non si ha paura delle domande che ne conseguono. E ricorda un racconto sulla tragedia del Vajont.

La scrittura, risulta da questa serata, può essere un modo per superare lo stigma. Dalla letture di queste opere, che si sono tenute sul palco grazie alla Compagnia del Teatro Testoni Ragazzi diretta da Daniele Micioni e composta da attori-utenti della Salute Mentale, emerge che gli autori sono veramente a loro agio nella scrittura, a prescindere dall’argomento di cui scrivono. La scrittura stabilisce una relazione talmente intima e immaginativa con il lettore da non vincolarlo né all’aspetto né ad altri dettagli personali che, come ricordava Wu Ming 2 nelle ragioni dell’anonimato del collettivo di cui fa parte, possono creare un aspetto mediatico che distrae il lettore dall’obiettivo dello scrittore (o che lo scrittore può usare abilmente per promuoversi). Nel caso degli scrittori-utenti ci si ritrova più vicini alla visione della letteratura “anonima” di Wu Ming. Perché dietro all’anonimato delle righe certi pregiudizi svaniscono. Ci si trova, insomma, a proprio agio.




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