Basaglia si è fermato ad Eboli?

Grandi disparità di qualità della curatra le Regioni italiane

di Cristina Lasagni e Morena Menzani (Psicoradio)

 

SI è svolta da poco a Bologna la 14° riunione scientifica della SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica), e le relazioni che ha presentato sono state di grande interesse. Ma prima di addentrarci nei numeri, cosa significa esattamente “epidemiologia”, una parola che evoca fantasmi terrorizzanti come le epidemie?

Dal punto di vista etimologico, epidemiologia è una parola composita (epi-demio-logia) di origine greca, che letteralmente significa «discorso riguardo alla popolazione».


Epidemiologia veterinaria: definizione (1)


L’ epidemiologia dunque si occupa di un fenomeno – in questo caso la psichiatria – osservandolo non tanto rispetto alle singole persone, ma nella sua dimensione di massa, quella dei “grandi numeri”.

Dal convegno SIEP infatti sono emersi molti numeri, che si sono spesso tradotti in denuncehttps://ssl.gstatic.com/ui/v1/icons/mail/images/cleardot.gif. La Siep ha rielaborato i dati del Rapporto salute Mentale del Ministero, analizzando la situazione del personale dei Dipartimenti di salute mentale.

La fotografia che ne emerge è davvero allarmante perché evidenzia enormi differenzedi condizioni tra le Regioni, e descrive un Sud che sembra non raggiungere gli standard minimi di un servizio efficiente.

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Pericoloso Chi?

 Un convegno organizzato da Psicoradio per festeggiare dieci anni di lavoro culturale contro i pregiudizi.

Il 24 gennaio una giovane donna è stata uccisa da un ospite della comunità in cui lei lavorava.
Questa è la notizia.

Possiamo dividere i titoli degli articoli che ne hanno parlato in due categorie principali: quelli che hanno sottolineato il fatto che l’uccisore fosse un migrante, e quelli che hanno invece scelto di mettere nel titolo un altro elemento, il fatto che la persona avesse disturbi psichici. Poi c’è anche chi è riuscito a stivare in poche parole entrambe le caratteristiche. 

Al primo gruppo appartengono titoli come “Iseo, immigrato uccide operatrice” o “marocchino uccide…” fino allo “Straniero uccide…” usato non solo dai giornaletti scandalistici, ma da un lancio dell’agenzia di stampa ANSA.

L’altro gruppo ha titoli come “Paziente uccide la terapista”, o “paziente accoltella a morte una volontaria” fino al “marocchino psicopatico uccide volontaria” di una testata online.

In tanti anni di lettura, non ho mai visto titoli come “Italiano uccide la ex fidanzata” oppure “Diabetico uccide la moglie”. Eppure, circa ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo

Qual è il senso, nei titoli che abbiamo citato, di sottolineare il paese d’origine, o la tipologia d un di un disturbo, se non quello di suggerire (consapevolmente o meno) una relazione con il delitto commesso? 
Dobbiamo però ricordare che i dati dei delitti commessi non indicano nessuna correlazione tra il fatto di avere una diagnosi psichiatrica e una pericolosità statisticamente certa

Anzi, se proprio vogliamo individuare una categoria di persone pericolose, dobbiamo rassegnarci al fatto che è quella degli uomini, in particolare degli “ex”: mariti o fidanzati che non sopportano di essere lasciati, o che sono gelosi, e che per questo uccidono o feriscono la compagna. Dobbiamo aver paura di tutti i maschi? 

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Housing first: la casa prima di tutto

A cura di Psicoradio

89 persone a Bologna sperimentano un progetto per ricominciare, dalla casa, a ricostruire la propria vita

Probabilmente non è giusto, ma quando si avvicinano le feste di Natale alcune situazioni appaiono, se è possibile, ancora più dolorose. Tra queste, senza dubbio la condizione di chi non ha una casa: perché senza fissa dimora, o perché si trova in una situazione di emergenza abitativa. 

Da qualche anno è partito a Bologna “Tutti a Casa”, un progetto che vuole offrire un alloggio a famiglie o persone sole che vivono una situazione di disagio abitativo.

Il progetto si ispira al modello americano dell’ housing first e nasce dalla consapevolezza che il sistema di sostegno per i senza tetto (i dormitori, per esempio)  abitualmente adottati non porta a miglioramenti reali, nel senso che, a parte il ricovero temporaneo, non riduce le condizioni di povertà.

“Tutti a casa” invece prevede l’inserimento delle persone e dei nuclei familiari in appartamento, evitando il classico percorso a “scalini”, fatto da strutture d’accoglienza, dormitori e social housing; e in questo modo si contengono i costi di gestione di queste strutture.

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