Schizofrenia: un'altra cura è possibile

Il termine schizofrenia significa “separazione della mente”, dal greco schizo, separo e frene, mente. In psichiatria la schizofrenia indica una perdita più o meno accentuata del contatto con la realtà. Ma Umberto Galimberti nel suo dizionario di psicologia scrive: “dall'analisi delle varie interpretazioni, è chiaro che non c'è concordanza sull'essenza intima del processo schizofrenico”.

Anche lo psichiatra e psicanalista colombiano Alberto Fergusson mette in discussione la scientificità di questa diagnosi, che definisce “ una parola che funziona come "un cesto" dove si mettono molte cose diverse”, e invita a non usarla più come diagnosi.

Alberto Fergusson lavora da molti anni a Sopò, in Colombia, in un progetto innovativo, che ha coinvolto 1600 persone, la maggior parte con diagnosi di schizofrenia. Il progetto di "autoriabilitazione accompagnata" alla base di questa esperienza si basa sull’ipotesi che un paziente possa stare meglio se riesce ad individuare i propri desideri - affettivi, lavorativi, di vita… e intraprenda, accompagnato dai terapeuti, il faticoso cammino per soddisfarli. E un passo importante di questo percorso prevede che i farmaci siano ridotti al minimo, e appena possibile eliminati.

Psicoradio ha intervistato il dott. Alberto Fergusson quando, qualche tempo fa, è stato invitato a Bologna dal Dipartimento di Salute Mentale - cosa abbastanza insolita visto il metodo che lo psichiatra propone!

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I nomi del dolore

Diagnosi: parola di origine greca, utilizzata nella medicina antica con il significato di “riconoscimento”. Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia

Cosa vuol dire per una persona ricevere una diagnosi? Sentirsi definito in base alla sua sofferenza, al nome del suo disturbo psichico – border, bipolare, schizofrenico?

Alcuni redattori e redattrici di Psicoradio riflettono sulla diagnosi dal punto di vista di chi le riceve e ci convive.

G. Io ho avuto varie diagnosi nella mia carriera psichiatrica, perdonatemi il termine, che a me è sempre molto caro. Ho iniziato circa 15 anni fa con la diagnosi di “disturbo bipolare dell’umore”, poi cambiando le cose e le situazioni sono arrivato ad un “disturbo della personalità” ed infine nell’ultimo ricovero i medici hanno parlato di “disturbo schizoaffettivo”.

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Psicofarmaci. Paure ed effetti collaterali

Intervista a Lidia Franchini

Lo psicofarmaco non è un medicinale come tutti gli altri: spesso chi deve prenderlo è combattuto, perché in preda a paure più o meno giustificate su dipendenza ed effetti collaterali. Psicoradio ha intervistato Lidia Franchini, psichiatra del DSM di Bologna.

La scoperta degli psicofarmaci ha cambiato la psichiatria?
L'arrivo degli psicofarmaci ha permesso di migliorare la qualità di vita e di relazione dei pazienti. La psichiatria, prima dell'avvento dei medicinali che sono stati scoperti casualmente all'inizio degli anni '50, era essenzialmente una psichiatria “custodialistica”. I manicomi sono nati soprattutto per custodire e mantenere in una situazione di controllo persone che a causa del loro disagio si riteneva non potessero avere alternative.

All’interno dei manicomi, prima degli psicofarmaci quali erano le terapie principali?
Prima dell'avvento degli psicofarmaci i pazienti venivano “trattati” con la camicia di forza, con l'elettroshock, e un po' più recentemente con l'insulino terapia.  L'elettroshock e l'insulino terapia sono continuati anche dopo l'avvento degli psicofarmaci. Secondo alcuni medici l'elettroshock può servire ancora oggi, in alcuni rari casi in cui non funzionano i farmaci.

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