Parole sbagliate con radici antiche

IL 25 NOVEMBRE- GIORNATA NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Piccolo elenco di errori, lapsus e stereotipi quando si parla di violenze sulle donne

M. Cristina Lasagni

RAPTUS

Raptus di gelosia, raptus di follia… usati quando, per esempio, un uomo butta dalla finestra la fidanzata o la massacra di botte. Se si approfondisce un po’, si scoprirà che non è stato un evento improvviso ma l’esito di una escalation di violenza che non è stata intercettata e fermata prima.

Ma c’è un altro motivo per cui in questi casi non è giusto usare il termine raptus: perché evoca l’ambito della psichiatria, e fa pensare che chi compie questi delitti sia sempre una persona con disturbi psichici.

Non è così, lo dimostrano tutti i dati, ed è pericoloso creare o confermare questa convinzione. Innanzitutto è sbagliata, e alimenta la paura nei confronti di chi soffre di un disturbo psichico. Poi, legare la violenza sulle donne all’ambito del disturbo mentale è pericoloso perché fa sì che gli uomini e le donne possano pensare “siccome io non ho una malattia, una diagnosi psichiatrica, sono temi che non mi riguardano, a me non può succedere”.

La presenza di un disturbo psichico o meno nel fidanzato o marito non costituisce un’assicurazione così come non lo sono l’istruzione o lo status sociale: uno dei primi centri in aiuto alle donne in Italia è stata fondata dalla moglie di un importante medico, che la maltrattava. I casi violenza nella quasi totalità dei casi non sono frutto di un raptus improvviso, e la follia non c’entra – se non definiamo follia tutte le uccisioni in quanto tali, ma questo è un altro discorso.

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Schizofrenia: un'altra cura è possibile

Il termine schizofrenia significa “separazione della mente”, dal greco schizo, separo e frene, mente. In psichiatria la schizofrenia indica una perdita più o meno accentuata del contatto con la realtà. Ma Umberto Galimberti nel suo dizionario di psicologia scrive: “dall'analisi delle varie interpretazioni, è chiaro che non c'è concordanza sull'essenza intima del processo schizofrenico”.

Anche lo psichiatra e psicanalista colombiano Alberto Fergusson mette in discussione la scientificità di questa diagnosi, che definisce “ una parola che funziona come "un cesto" dove si mettono molte cose diverse”, e invita a non usarla più come diagnosi.

Alberto Fergusson lavora da molti anni a Sopò, in Colombia, in un progetto innovativo, che ha coinvolto 1600 persone, la maggior parte con diagnosi di schizofrenia. Il progetto di "autoriabilitazione accompagnata" alla base di questa esperienza si basa sull’ipotesi che un paziente possa stare meglio se riesce ad individuare i propri desideri - affettivi, lavorativi, di vita… e intraprenda, accompagnato dai terapeuti, il faticoso cammino per soddisfarli. E un passo importante di questo percorso prevede che i farmaci siano ridotti al minimo, e appena possibile eliminati.

Psicoradio ha intervistato il dott. Alberto Fergusson quando, qualche tempo fa, è stato invitato a Bologna dal Dipartimento di Salute Mentale - cosa abbastanza insolita visto il metodo che lo psichiatra propone!

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I nomi del dolore

Diagnosi: parola di origine greca, utilizzata nella medicina antica con il significato di “riconoscimento”. Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia

Cosa vuol dire per una persona ricevere una diagnosi? Sentirsi definito in base alla sua sofferenza, al nome del suo disturbo psichico – border, bipolare, schizofrenico?

Alcuni redattori e redattrici di Psicoradio riflettono sulla diagnosi dal punto di vista di chi le riceve e ci convive.

G. Io ho avuto varie diagnosi nella mia carriera psichiatrica, perdonatemi il termine, che a me è sempre molto caro. Ho iniziato circa 15 anni fa con la diagnosi di “disturbo bipolare dell’umore”, poi cambiando le cose e le situazioni sono arrivato ad un “disturbo della personalità” ed infine nell’ultimo ricovero i medici hanno parlato di “disturbo schizoaffettivo”.

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