Mi prendo a casa un paziente: lo Iesa

A cura di Psicoradio

“Faccio parte del progetto IESA dal settembre del 2013.  Sono ospite del signor Umberto Guberti a San Giovanni in Persiceto, ma io sono di Crevalcore. Con Umberto ci troviamo a pranzo, a cena e anche per la colazione. Per il resto vivo la mia giornata liberamente, esco con la macchina, vado nel mio paese oppure a casa mia o in campagna. Nel rapporto con Umberto ho trovato tranquillità e serenità. Adesso sono pronto ad andare a vivere da solo, supportato sempre dal mio psicologo, e sto cercando un appartamento a San Giovanni o a Crevalcore.”

Nerio è uno dei pazienti psichiatrici che ha aderito al progetto IESA - inserimento etero familiare supportato di adulti - attivato dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna.  Lo IESA è una specie di “affido” temporaneo, per cui una persona con disagio psichico viene accolta in una famiglia, che riceve dall’AUSL un piccolo contributo alle spese quotidiane, in modo da poter provvedere anche ai bisogni dei pazienti ospitati. Per famiglia si intende non soltanto la famiglia classica tradizionale, ma qualsiasi persona che sia disposta a condividere del proprio tempo con una persona in difficoltà.

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Manicomi Criminali: la Rivoluzione è quasi realizzata!

a cura di Psicoradio

 

Franco Corleone, commissario del governo per la chiusura degli OPG, ai microfoni di Psicoradio lo ha annunciato testualmente, comunicando che quasi tutte le regioni si sono dotate – o hanno promesso di farlo entro pochi giorni - delle strutture alternative agli Ospedali Psichiatrici giudiziari, le REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sorveglianza).

Oggi solo 97 persone sono ancora internate negli OPG, un numero molto basso se confrontato con le 1400 del passato, poi diventate 1200, e calato giorno dopo giorno da quando è stata approvata la legge (nel 2014) che diceva che entro il 2015 non ci doveva più essere nessun OPG aperto. La proposta era stata fatta la prima volta nel 2010 dalla Commissione del Senato guidata da Ignazio Marino.  

Il Commissario Corleone (che è anche garante per i diritti dei detenuti in Toscana) ha appena ha appena chiesto al DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) la chiusura dell’OPG di Reggio Emilia, dove attualmente rimangono solo 5 persone (3 dalla Lombardia, 1 dalla Toscana e una dal Piemonte). Corleone auspica che il DAP, quindi, chiuda anche questa struttura entro “giorni, non settimane, non mesi”. 

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Il giorno della memoria per sorvegliare il presente

A cura di Psicoradio

Aktion T4: Medici che uccisero i loro pazienti

Negli anni tra il 1934 e 1944 oltre 72.000 pazienti psichiatrici vennero uccisi in Germania per ordine di Hitler e con la collaborazione degli psichiatri che li avrebbero dovuto curare.

Si tratta di una strage poco conosciuta, che venne giustificata dalla necessità di porre fine a “vite prive di valore” - secondo Hitler - perché inutili e improduttive. Una testimonianza al processo di Norimberga ricorda come Hitler avesse esplicitamente parlato della necessità di porre fine alla   “Inutile esistenza dei malati psichiatrici più gravi, che non potevano lavorare”  per realizzare un risparmio di spesa in ospedali, medici, personale.

L’Aktion T4 fu pianificata nei minimi particolari. Con un censimento negli ospedali tedeschi, vennero rilevati i pazienti affetti da patologieche impedivano loro di essere produttivi. Fu costituita una Compagnia Trasporti con il compito di trasferire i selezionati nei sei luoghi adattati appositamente per eliminare persone considerate delle “zavorre” per il Terzo Reich.

Si trattava di edifici isolati, ex caserme, penitenziari, case di cura, nei quali esperti ingegneri avevano allestito le prime camere a gas. L’Aktion T4 era coperta da segreto e le vittime venivano trasferite senza l’autorizzazione dei familiari, ai quali si comunicava la notizia del decesso con l’invio di un’urna funeraria contenente della cenere e un certificato che dichiarava che la morte era avvenuta per cause naturali e che il corpo era stato cremato per impedire il propagarsi di epidemie.

Di Hitler non ci si meraviglia, ma l’aspetto più inquietante fu l’adesione degli scienziati, e dei medici in particolare: e tra i medici, gli psichiatri furono i primi e tra i più numerosi ad aderire al nazismo. Lo sostiene lo psichiatra Luigi Benevelli, nel suo libro “I medici che uccisero i loro pazienti. Gli psichiatri tedeschi ed il nazismo”. 

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