La Salute Mentale è anche stabilità economica

a cura di Pietro Pellegrini, direttore del DSM-DP dell'AUSL di Parma

La sentenza della Corte Costituzionale in materia di invalidità è molto importante e, trattandosi di un procedimento giudiziario, è fondamentale la decisione del governo di darvi rapidamente attuazione. Per la salute sono ben noti i "determinanti sociali" della salute e tra questi le povertà, in tutte le forme.

FotoPellegrini
Cercare di prevenirle è fondamentale in tutte le età della vita. Infatti, diversi studi hanno dimostrato una correlazione fra povertà e lo sviluppo del cervello e delle capacità cognitive ed hanno anche evidenziato come una variazione del reddito della famiglia, ad esempio di 350 dollari al mese, può avere effetti molto importanti sullo sviluppo del cervello e sulla salute del bambino. Quindi, nell'ambito di un approccio biopsicosociale, credo che il tema debba essere affrontato con molta attenzione e con una pluralità di strumenti fruibili: reddito di cittadinanza, Budget di salute, pensioni di invalidità ed altri.

Ad esempio il reddito universale che va visto in un'ottica di comunità per superare il concetto di "servizi a domanda individuale" per riconoscerli invece come diritti individuali di cittadinanza ad alta valenza sociale.
Un investimento per le persone sempre inserite nella comunità, al servizio di percorsi di abilitazione e di recovery costruiti su misura con la persona, in grado di superare processi dolorosi di invalidazione, emarginazione, abbandono e stigmatizzazione.

Per questo un altro segnale positivo è l'approvazione del Budget di Salute nel "decreto Rilancio" del 16 luglio scorso.
Occorre farlo diventare prassi e a fronte dei prossimi finanziamenti europei, la comune sfida sta nella capacità di far valere le ragioni della salute mentale delle persone, di tutte le persone.
Nel caso della salute mentale l’apporto degli utenti è sempre più fondamentale e ad essi vanno riconosciuti diritti e doveri al pari di tutti gli altri cittadini: una persona sempre parte della comunità, portatrice di bisogni e risorse. Non si tratta solo di questioni di principio ma di operare nelle pratiche prestando un’ altissima attenzione alle condizioni reali di vita: condizioni alloggiative, reddito, formazione lavoro, relazioni, cultura.

Redditi molto modesti spesso al di sotto del “minimo vitale”, povertà di ogni genere, assenza di lavoro compromettono gravemente la salute mentale e il benessere sociale e la possibilità di vivere dignitosamente nella comunità. Occorrono quindi risorse non solo per i servizi di cura ed in particolare operatori, ma per dare realizzazione ai diritti e ampliare la rete delle opportunità. Persone come fine e valore e non come carico, “peso”, in grado di dare senso al tempo come lavoratori magari atipici ma adeguatamente retribuiti come cittadini filosofi, cantori, persone dedite all'arte, alla poesia o alla meditazione, alla cura della natura e delle relazioni di vicinato in un diverso rapporto con l’essenza della vita e del mondo. Si produce così un valore per la comunità e il suo benessere ma anche un allargamento dei concetti di realtà e produttività. Un percorso che deve prevedere un protagonismo degli utenti e delle loro associazioni, delle forme di automutuoaiuto, di competenze per esperienza, nella facilitazione sociale e nel ricreare il tessuto sociale di prossimità.

Non si tratta di spese ma di investimenti per superare lo stereotipo del malato mentale, incapace, irresponsabile, incurabile, inguaribile, improduttivo da sottoporre sempre a tutela da parte di qualcuno (lo psichiatra) che deve in un qualche modo sempre rispondere dei comportamenti di un’altra persona con un impropria attribuzione della posizione di garanzia ma persona attiva, capace di lavori diversi magari articolati in tempi, spazi e modi nuovi, finora impensabili, come per altro avvenuto anche la pandemia.

Per approfondire: "Diritti, Libertà, Servizi (verso una conferenza nazionale) per la Salute Mentale. Roma, 11 e 12 maggio 2018"