Il Faro: la scuola e altre ansie

a cura di Federico Mascagni

La lettura della rivista Il Faro, che abbiamo sempre l’onore di leggere in anteprima, è impegnativa per un unico, ottimo motivo: perché è una rivista ricca di pagine, argomenti, riflessioni. Viene da dire che Il Faro è proprio ‘ponderoso’.

articolo faro

La brillante idea di caratterizzare ogni numero con un tema permette di muoversi fra mille declinazioni e mille pensieri. E attraverso di essi spiccano le personalità, i punti di vista, gli stili e i gusti che rendono l’essere umano complesso e sempre nuovo.

La scuola. Un argomento che rispetto ad altri può sembrare più semplice, invece è un tema eccezionale, perché tocca un punto purtroppo di forte impatto in chi (e sono convinto sia la maggioranza degli utenti della Salute Mentale) abbia avuto l’impressione proprio a scuola, probabilmente fin dalle classi elementari, di essere un po’ inadeguato, ‘difettoso’. Di mancare di energie, di essere sempre stanco, o, al contrario, di non poter stare fermo, di non riuscire a concentrarsi, di vivere, in un contesto antico come il mondo, con un senso di profondo rifiuto e disagio.

Ritengo che nell’infanzia ci sia, come nei germogli, tutta la potenza dell’essere umano che potrà essere messa in atto. E se il bambino, in questa sua fase onnipotente, vitalista, scopre di soffrire di nostalgia per come interpreta il mondo che osserva, come se presagisse già una vita difficile, allora questo bambino è già vecchio, è già piagato dal male di vivere che è il sintomo più triste e pericoloso della malattia mentale.

La scuola per alcuni può diventare luogo di oppressione, ingiustizie, bullismo. Dipende dal carattere. C’è il bambino che della sua diversità sa fare un palcoscenico pieno di fantasia e immaginazione, dove recitare la parte istrionica che lo rende amico di tutti, e il bimbo timido, introverso, che sente che qualcosa, un’energia, lo tiene distante dagli altri. Mi raccontava mia madre di un vicino che da bambino manifestava già la sua bizzarria non partecipando ai giochi, ma osservandoli a distanza con un sorriso imprecisato, quasi assente. Questi bambini forse presagiscono tutto il disagio di cui saranno caricati in futuro.

Molte delle testimonianze su questo numero del Faro si concludono con la considerazione che almeno in età adulta la consapevolezza di chi siamo ci permette di potere vivere in equilibrio. Un’accettabile patta con la vita, soprattutto se vista retrospettivamente.

Ma Il Faro non è tutto qui. La strepitosa storia di un talento della scrittura racconta del suo doppio nome celato da una iniziale. Un nome anagrafico nascosto da uno d’arte. E da questo doppio nome che va tenuto distinto, staccato, nasce un pasticcio di situazioni e argomentazioni che è assolutamente fenomenale, che meriterebbe un monologo in teatro.

Un paio di recensioni diventano ess stesse romanzi, o per meglio dire racconti brevi. Uno su Harry Potter sembra un trattato scientifico talmente è accurato e puntuale; l’altro sul libro Cuore diventa quasi una riscrittura, oltre che un utilissimo ‘bignami’. A parte il fatto che entrambi gli articoli sono il trionfo dello spoiler, per dimensioni si possono considerare le due colonne doriche su cui poggia l’intero numero.

Poi ancora: una serie di aforismi che sono stati debitamente riutilizzati sull’account twitter di Sogni e Bisogni insieme ad alcune poesie che si contraddistinguono per un elemento comune: l’efficacia nella protesta. Di volta in volta diretta, esplicita, auto-evidente.

Infine segnalo un articolo molto interessante che propone un quadro dei rapporti fra le realtà impegnate nella Salute Mentale, ma che forse non prende debitamente in considerazione la scarsa empatia di certi operatori, che svolgono un lavoro certamente difficile ma con lo stesso entusiasmo di chi deve svolgere delle pratiche d’ufficio. Visto che spesso gli utenti sono anzi pieni di rispetto e di affetto verso questi loro punti di riferimento credo che una piccola riforma dovrebbe essere fatta nel far prendere consapevolezza che operare nel mondo della Salute Mentale vuole dire soprattutto fare un’alleanza con l’utente per cambiare il mondo circostante. Per rivoluzionare. E la rivoluzione, si diceva, non è un pranzo di gala ma neanche una serata in pizzeria.