Abitare assieme è integrazione: il convegno IESA

a cura di Daniele Collina

Nelle giornate del 14 e 15 novembre 2019 si sono tenute due giornate di incontri, organizzate in occasione dei dieci anni di attività del Progetto IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche di Bologna.

IESA convegno

Il progetto prevede l’inserimento, presso famiglie di volontari, di persone in cura nei Centri di Salute Mentale Territoriali ed è regolamentato da un contatto tra le parti e sostenuto in tutte le sue fasi da un’equipe operativa multiprofessionale (psichiatra, infermieri, educatori professionali, psicologa clinica e volontarie AUSER). Ne abbiamo parlato con la Dr.ssa Carolina Conti, psicologa psicoterapeuta che lavora per lo IESA e per il carcere minorile e con la Dr.ssa Velia Zulli, infermiera, Referente del Progetto IESA e coordinatrice della REMS.

La prima giornata era orientata prevalentemente all’idea dell’abitare, come testimoniava il titolo “Accogliere, abitare, condividere. Per una comunità inclusiva e responsabile”. Oltre allo IESA di Bologna erano presenti altre associazioni cittadine, con il patrocinio del Comune di Bologna, dell’ALMA MATER, dell’ASP, della Regione Emilia-Romagna, circoscrivendo alla città metropolitana tutto ciò che è l’abitare dei pazienti psichiatrici, degli immigrati, delle persone fragili, al fine di realizzare una co-abitazione che consenta di supportarsi a vicenda.

Sono state riportate varie esperienze sia da parte di progetti di ASP (comune di Bologna) quali Housing First (per i senza fissa dimora), Vesta (per minori stranieri e rifugiati), Cidas (per progetti con minori stranieri non accompagnati), ad esperienze extraregionali come lo IESA di Torino, fino a progetti della chiesa con Caritas, (progetto: Pro-tetto Rifugiato a casa mia) e realtà associative quali Refugees Welcome. C’erano anche Cohousing e Social Housing che hanno sperimentato delle forme di abitare diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati: ci sono ad esempio condomini che hanno fatto delle scelte di condivisione di spazi e acquisti.

Una parte della giornata è stata dedicata allo stato dell’arte dello IESA in Italia e in Europa, parte presentata dal Dr. Gianfranco Aluffi dello IESA di Torino (sicuramente la persona più esperta di IESA in Italia, ma anche all’estero) che ha formato il gruppo di lavoro dello IESA di Bologna. A Torino l’esperienza dello IESA è nata circa 20 anni fa quando è stato necessario chiudere i “residui manicomiali”, collocando in famiglie che si sono rese volontarie dei alcuni pazienti. In Italia lo IESA è presente in molte città quali, oltre a Bologna e Torino, Bergamo, Treviso, Modena, Monza, Firenze, Settimo Torinese, Lucca, Collegno, Barletta-Andria-Trani. In Europa troviamo esperienze simili, in Francia, Germania e soprattutto in Inghilterra, dove negli ultimi anni è stato implementato notevolmente il numero di famiglie ospitanti. Uno degli slogan che descrive le reali esigenze dettate dai bisogni dei pazienti psichiatrici è: “Non c’è bisogno di più posti letto, ma più posti vita!.

Al termine di questa prima giornata il Dott. Angelo Fioritti, direttore del DSM-DP, ha tirato le conclusioni ed è emerso il desiderio di fare rete, rimanendo in contatto e conservando una consapevolezza gli uni degli altri, per riproporre eventi che sottolineino l’importanza di questo tratto del nostro territorio di essere inclusivi, di accogliere, il valore che queste cose hanno da un punto di vista interpersonale, relazionale, umano, esperienziale, emotivo.

La seconda giornata ha visto l’arrivo dei gruppi IESA italiani e si è cercato di focalizzare l’attenzione su aspetti più tecnici. Tra i vari gruppi vi sono differenze di organizzazione e questo incontro è stato utile per conoscersi e capire le diverse identità. Lo IESA di Bologna è trasversale a tutto il DSM-DP e gli operatori dedicati non lavorano esclusivamente allo IESA, ma anche in altre realtà del Dipartimento, mentre ad esempio Modena ha una triade di soggetti quali il Comune di Modena, l’Associazione Rosabianca e il DSM-DP. A Firenze invece è tutto gestito dalle cooperative sociali. A Torino abbiamo sia una realtà dipartimentale che una di associazioni. A Barletta lo IESA fa parte del DSM e vi è un caso particolare, di un paziente uscito dalla REMS (Residenze per le Esecuzioni di Misure di Sicurezza detentive di pazienti psichiatrici autori di reato) a dimostrazione che lo IESA è adatto ad ogni tipologia di utente.

Le varie realtà di IESA presenti si sono divise in sei gruppi di lavoro che hanno analizzato vari aspetti: la ricerca, la rete, l’accoglienza ai giovani adulti, le risposte domande diverse (sollievo, crisi vacanza), gli aspetti legislativi/amministrativi ed infine le supervisioni cliniche e l’operatività.

La ricerca ha parlato di come rendere più oggettive possibili le diverse esperienze, situazioni, raccolta dati. Lo scopo è condividere l’utilizzo di una scala di valutazione, la CORE-OM (Clinical Outcomes in Routine Evaluation-Outcome Measure) un questionario self report a 34 domande sviluppato per misurare il cambiamento nella salute mentale degli adulti, in particolare quello determinato da un trattamento psicologico, che può essere utilizzato per gli ospiti e le famiglie ospitanti.

L’accoglienza a giovani adulti è molto diversa da un punto di vista dell’approccio, del rapporto, dell’esperienza di malattia e della consapevolezza di sé, rispetto a quella realizzata per persone più adulte. Le difficoltà della patologia si uniscono a quelle legate all’aspetto anagrafico e della crescita e il tutto merita un’attenzione particolare.

Dal punto di vista amministrativo vi è un rimborso spese per la famiglia ospitante da parte dell’ospite a seconda della tipologia full-time o part-time dell’accoglienza. L’idea è rendere protagonista il paziente, di essere presente, supportare la convivenza. Se non ha le risorse economiche necessarie subentra l’Azienda. Quasi tutti i pazienti contribuiscono, anche per una quota minima.

Da un punto di vista legislativo vi sono differenze tra le varie regioni e città: in Piemonte vi è una legge regionale che regolamenta gli aspetti amministrativi del progetto IESA, il Dr. Aluffi si sta facendo promotore di una legge nazionale, a Bologna non ci sono norme ma solo regolamenti a livello di DSM-DP, a Modena è il Comune che eroga il rimborso spese, mentre il Dipartimento mette gli operatori.

L’operatività a Bologna, precisato che il gruppo è composto da professionisti, viene realizzata tramite riunioni settimanali, mentre due operatori seguono ciascuna convivenza. Vi è anche una supervisione esterna al gruppo di lavoro, sempre da parte del Dipartimento, con cui periodicamente vengono analizzate le criticità che si possono verificare nei singoli casi. Da notare che tale supervisione è un elemento comune tra i vari IESA italiani, dato che è una modalità molto utilizzata in ambito psichiatrico.

Vi è stato infine un intervento del Dr. Aluffi e del Dott. Saverio Sileci, Direttore dell’Associazione Alice nello specchio, sulla potenzialità e limiti della diffusione dello strumento IESA sul territorio nazionale. Il punto di forza è che i pazienti non sono in una dimensione istituzionalizzata. Anche la migliore residenza, reparto, gruppo appartamento sono una istituzione, mentre stare a casa di una persona che, pur con le sue difficoltà è parte del tessuto sociale, rappresenta la “normalità” della vita in cui anche un paziente psichiatrico può sperimentarsi, usando la parte sana che c’è in ciascuno di noi.

I limiti emersi sono invece la difficoltà a reperire ospitanti in relazione al numero di richieste. È difficile trovare caratteristiche simili tra ospiti e ospitanti stessi, dato il basso numero di questi ultimi. Vi è difficoltà a fare promozione esterna, occorre andare agli incontri cittadini, proporre lo IESA, il passaparola aiuta, è comunque un lavoro che richiede tempo, energia e risorse. Lo IESA non risponde e non deve, ad esigenze con caratteristiche di urgenza, in quanto ha bisogno di tempi lunghi, dato che le persone devono conoscersi. Sono comunque in atto tentativi di rispondere a domande diverse e con caratteristiche di tempestività, ad esempio offrire una conoscenza part-time che nei momenti di difficoltà consenta una ospitalità full-time per 2, 3 giorni.

A conclusione di questa seconda giornata ci si è dato dei compiti, ogni gruppo ha scelto su che cosa lavorare durante il prossimo anno e ci si è dato l’impegno di mettere insieme tutti gli obiettivi dei sei gruppi. Molto importante sarà il lavoro del gruppo ricerca che metterà insieme, in forma anonima, tutti i dati epi-demiologici e delle convivenze di tutti i gruppi IESA in modo di avere un quadro rappresentativo del target di popolazione a cui è rivolto il progetto IESA, delle sue caratteristiche di età, appartenenza di genere.

Ai seguenti link i volantini delle due giornate: IESA 14 Novembre    IESA 15 Novembre