Bologna e Giappone: uno sguardo reciproco sulla psichiatria

a cura di Federico Mascagni

Da quattro anni il DSM DP di Bologna festeggia la giornata mondiale della salute mentale con una delegazione di operatori, familiari ed utenti giapponesi. Questo sodalizio è nato nel 2013 ad opera della NPO Soteria impegnata da 10 anni in Giappone a proporre e costruire interventi territoriali alternativi al ricovero in ospedale psichiatrico e di sensibilizzazione ed inclusione sociale.

Foto giapponesi

Nel 2017 NPO Soteria, DSM DP e Cooperativa Sociale Eta Beta hanno attuato il progetto “Cibo e Cultura intercontinentale”, percorso di formazione di cucina italiana rivolta ad utenti italiani e giapponesi. Nel 2018 Soteria ha invitato in Giappone il direttore del DSM DP Angelo Fioritti, l’assessore Lombardo, la dottoressa Donegani e la compagnia di prosa ARTE E SALUTE con lo spettacolo ‘Marat sade’ che è stato rappresentato a Tokyo presso il teatro dell’Istituto di Cultura italiana, ad Hamamatsu e a Nagoya e che verrà riproposto nel 2020 in occasione delle Paralimpiadi ,oltre che nelle stesse città ,anche ad Osaka e a Kyoto.

Tale collaborazione che si dipana con scambi di buone pratiche e iniziative artistiche per il Paese del Sol Levante significa una proposta di cambiamento della cultura sul disagio psichico per rendere possibile una transizione da una condizione ancora manicomiale a quella riformista di stampo basagliano. Il momento più ufficiale di questi incontri si è avuto con la riunione alla Sala del Dentone di Palazzo D’Accursio giovedì 10 ottobre, alla presenza dell’assessore Marco Lombardo, del direttore del DSM-DP Angelo Fioritti, della presidente CUFO Marie-Françoise Delatour e di un nutrito gruppo di psichiatri, operatori, familiari e utenti provenienti dal Giappone e da Bologna.

L’assessore Lombardo ha portato i saluti della città di Bologna ricordando i vari sodalizi che esistono fra il capoluogo emiliano e il Giappone con lo scopo principale di diffondere una cultura d’integrazione sociale. Un passo importante per fare entrare Bologna fra le città più accessibili. “La paura e le insicurezze si possono affrontare solo se costruiamo un senso di appartenenza comune in cui ciascuno di noi si fa carico dei problemi degli altri e si riconosce nelle diversità.” Un evidente riferimento a quanti vogliono rimettere in discussione quanto conquistato con la legge Basaglia.

Marie-Françoise Delatour, presidente del Comitato delle associazioni degli Utenti Familiari e Operatori della Salute Mentale, rivolgendosi alla delegazione giapponese condivide la riflessione sul ruolo difficile dei familiari. Coinvolti in disturbi di cui non capiscono né la natura né la durata vengono investiti da un senso di colpa che spesso è un grande freno per chiedere un aiuto esterno. “I familiari devono imparare ad accettare la realtà e amare i propri congiunti così per come sono e mantenere accesa una fiammella di speranza. Questo è il primo passo il più difficile. Dopodiché è importante non restare isolati. Bisogna mantenersi informati e intraprendere un sostegno reciproco anche fra familiari.” La prima tappa sono i gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA). Da lì si può uscire ulteriormente e diventare attivi per fare comunità attraverso le associazioni. Associazioni che devono esprimere le esigenze delle famiglie, vigilare sulla qualità dei servizi che vengono offerti e lavorare con le istituzioni, i servizi di salute mentale e gli enti locali per migliorare la qualità della vita.

Siamo al sesto anno di progettualità con il Giappone.” Inizia così l’intervento della dottoressa Caterina Bruschi, psichiatra e neo direttrice del Centro di Salute Mentale Mazzacorati di Bologna. “Ci sono Paesi in cui devono essere ancora chiusi i manicomi criminali e Paesi dove si sta lavorando sulla comunità. Ci siamo trovati tutti d’accordo nel trovare più le somiglianze che le differenze, cioè la necessità di ripensare, riorganizzare i servizi. La necessità di co-progettare i nuovi interventi e l’importanza di avere servizi flessibili, perché hanno necessità che cambiano in base al percorso della malattia. Bisogna collaborare con le associazioni per condividere le esperienze.” Conclude la dottoressa Bruschi.

Durante l’incontro i vari interventi degli ospiti giapponesi fanno emergere soprattutto dati interessanti. Il Giappone è il Paese con il maggior numero di letti a disposizione per la psichiatria. Il 60% dei ricoveri in ospedale sono di carattere psichiatrico. Ci sono casi avanzati come l’esperienza di Soteria o quello della prefettura di Saga dove uno staff di operatori lavorano sul modello dei servizi territoriali italiani. Si tratta di esperienze che nascono per superare il ricorso esclusivo al ricovero, come unica modalità di cura senza alcuna attenzione per interventi riabilitativi, l’inserimento lavorativo né sviluppo di interventi domiciliari..( Anche perché si è osservato che i pazienti lasciati liberi di girare per la città preferiscono tornare la sera all’ospedal) Queste buone pratiche hanno aperto una riflessione sulle metodologie che possano portare alla recovery del paziente, che devono passare attraverso punti chiave quali l’autodeterminazione, il confronto, la comprensione.

Bologna è cambiata moltissimo negli ultimi 20 anni. Non si può fare la stessa psichiatria. Gli utenti aumentati al 12%. I giovanissimi del 28%. La società è più complessa e le persone risultano più fragili.” Inizia così l’intervento del dottor Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna. “C’è chi chiede più posti letto. Noi rispondiamo collaborando sempre di più con le istituzioni e le rappresentanze della società.” Badget di Salute, abitare supportato, residenzialità leggera. Sono tre degli strumenti fondamentali per un percorso che, riuscendo a rimanere entro costi economici affrontabili, è possibile costruire un progetto di vita garantendo un’assistenza individuale l’inserimento lavorativo. “Non si tratta della cura della malattia mentale, ma dello sviluppo della salute. È questo che fa la differenza.

L’incontro è concluso dalla dottoressa Ivonne Donegani che evidenzia l’importanza di questa collaborazione anche per i servizi, gli utenti e i familiari bolognesi che possono attingere energia dall’attuale impegno, passione e motivazione al cambiamento degli operatori giapponesi che ci rimotivano e confermano nella bontà della direzione del nostro operare.