L'importanza delle terapie di gruppo

a cura di Federico Mascagni

Come ogni anno, da quattro a questa parte, il 5 giugno 2019 si è tenuta la giornata formativa dedicata ai gruppi in essere nell’ambito dei tre Servizi del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (Psichiatria Adulti, Neuropsichiatria Infantile e Adolescenza e Servizio per le Dipendenze Patologiche), del territorio metropolitano di Bologna, organizzata dalla Dottoressa Gabriella Gallo, Dirigente Psicologo del DSM-DP, presso l’Azienda USL di Bologna.

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Si tratta di un seminario riservato agli esperti sul tema, che comprendono psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, educatori, infermieri, operatori dei servizi sociali. Una panoramica completa e multidisciplinare che ha come obiettivo l’incontro e il confronto sulle metodologie di terapia di gruppo applicate sul territorio. “Da quattro anni, con tutti i colleghi che conducono i gruppi nell’ambito della Psichiatria Adulti, ci riuniamo una volta al mese per discutere insieme dei bisogni e organizzare quindi la formazione, prendendo in esame la possibilità di creare nuovi gruppi.

La dottoressa Gallo ha un Incarico di Alta Specializzazione presso l’AUSL di Bologna sul coordinamento dei gruppi della Psichiatria Adulti. L’incarico di Alta Specializzazione ha l’obiettivo di sviluppare la cultura di gruppo tra gli operatori della Salute Mentale, far nascere sempre più offerte e opportunità per gli utenti in carico ai nostri Servizi e i loro familiari, offrire ambiti formativi e di riflessione comune sul tema.Dall’inizio del tavolo di coordinamento, il numero dei gruppi è aumentato di circa quindici unità. Adesso complessivamente parliamo di una trentina di gruppi e ancora ne stanno nascendo.” Anche in realtà complesse come l’SPDC (Servizio di Diagnosi e Cura), la Residenza per le Misure di Sicurezza (REMS) e la Residenza a Trattamento Intensivo Arcipelago sono operative attività di gruppo. “Dovrebbe essere il professionista che decide di attivare il gruppo perché ritiene ce ne sia necessità. Questo lavoro è nato da un'iniziale mappatura dei gruppi esistenti, comprese le Case della Salute e le Case di Cure Convenzionate, e un'analisi dei bisogni gruppali con i Responsabili e i Coordinatori dei diversi Servizi. All’inizio eravamo solo psicologi, psichiatri e terapeuti, poi abbiamo coinvolto nel tavolo di coordinamento anche gli operatori del Dipartimento Assistenziale Tecnico e Riabilitativo (DATeR), perché anche loro stavano iniziando a seguire dei gruppi.”

L’approccio gruppale in psichiatria è imprescindibile. Ci sono dei fattori terapeutici che si attivano al di là del tipo di gruppo e della metodologia utilizzata, come il senso di appartenenza”, “la maggior coesione del sé”, “il rispecchiamento nell’altro , come ci ha sempre ricordato il Dott. Correale. Nell’edizione del seminario del 2016, intitolato “Il significato della cultura di gruppo come campo relazionale nella salute mentale” è stato analizzato il lavoro di gruppo per i singoli disturbi e le sue varie declinazioni. L’anno seguente, organizzato con la collaborazione della Dottoressa Livia Franchini, il focus è stato sul disturbo bipolare. Quest'anno ha visto la presenza di molti relatori per fare conoscere le attività gruppali nell'ambito della Neuropsichiatria Infantile e Adolescenza (NPIA) e del Servizio per le Dipendenze Patologiche (SerDP), ed è stata organizzata con l'aiuto prezioso di due colleghe, Alessandra Mancaruso, psicologa-psicoterapeuta che opera nell'ambito dell'Unità Operativa di Psichiatria Psicoterapia dell'Età Evolutiva nella NPIA, e Grazia Giura, Educatore Professionale che lavora nel Servizio per le Dipendenze Patologiche di San Giovanni in Persiceto. “La formazione è intesa come un momento di conoscenza e incontro del lavoro di gruppo dei colleghi che operano nel proprio o in altri Servizi, e di quando diventa opportuno inviare un utente o un familiare ad un gruppo condotto dai colleghi. Chi lavora nella Psichiatria Adulti è rimasto molto colpito dalla quantità e qualità di lavoro che viene svolto negli altri Servizi del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (DSM-DP)”. Un’occasione di confronto e di circolazione di informazioni che non può che fare crescere la sperimentazione e premiare le buone pratiche. “Rispecchiarsi fra membri del gruppo è un processo riabilitativo fondamentale. In diagnosi e cura il gruppo serve ad armonizzare la permanenza ma aiuta anche la compliance con l’utente.

Quali le metodologie più frequenti? "Il social skill training (trattamento finalizzato al potenziamento di determinate competenze e abilità sociali e comunicative) si è rivelato molto utile per il gruppo di giovani utenti agli esordi. Per i casi di grave disturbo di personalità è la DBT (entrambe terapie di orientamento cognitivo comportamentale), oppure abbiamo un'offerta di gruppo trasversale per i familiari sia di congiunti all’esordio con un prezioso lavoro di psicoeducazione o seguiti da molto tempo dai Servizi, con una raffinata metodologia sulla mentalizzazione. Un gruppo multifamiliare per le famiglie complesse e in fase di passaggio dalla Neuropsichiatria Infantile e Adolescenziale alla Psichiatria Adulti. Vi è anche un’offerta di gruppo per utenti autistici ad alto funzionamento.

Come si accede ai gruppi? I gruppi fatti all’interno dei Servizi del Dipartimento di Salute Mentale sono esclusivamente rivolti agli utenti in carico ai Servizi. Possono accedervi solo utenti con cartella aperta presso un Centro di Salute Mentale mentre i gruppi di Auto Mututo Aiuto sono invece aperti a tutta la cittadinanza.” Ma il gruppo ha anche delle fragilità intrinseche “innanzitutto perché è legato al terapeuta: spesso quando il terapeuta se ne va il lavoro di gruppo viene interrotto. Va detto che i gruppi spesso per loro natura hanno un inizio e una fine. Un po’ perché previsto dalla metodologia, come nei casi del DBT e del social skill training. Poi esistono gruppi permanenti ma con un turnover degli utenti e dei familiari. Oppure al termine del gruppo ci si può strutturare come gruppo di Auto Mutuo Aiuto tra utenti o tra familiari”.

Ma il problema più grosso sembra, come spesso avviene, la consapevolezza dell’esistenza delle risorse a disposizione e la comunicazione di queste. “È necessario sviluppare una cultura di gruppo” sostiene la Dott.ssa Gallo “anche perché chi lavora nei Servizi è già immerso in un contesto gruppale, nel loro rapporto con utenti, familiari, colleghi. Chi gestisce i gruppi di lavoro? con quali competenze? con quale cultura? Chi mette insieme i pezzi e li coordina ed esercita la leadership?”. Domande importanti che trascendono dall’ambito esclusivamente sanitario per lambire quello organizzativo. Che dovrebbe riguardare ogni grande azienda. Non solo quelle private.

Al seguente link il volantino dell'evento: Volantino