Il mistero delle voci: storia e terapia di un disturbo

a cura di Federico Mascagni

Cosa vuole dire sentire le voci? Secondo il dottor Stefano Canini medico psichiatra e psicoterapeuta, per descrivere questo fenomeno, che accompagna l’uomo con ogni probabilità sin dalla sua comparsa sulla terra, già dalle definizioni che usiamo dipende il nostro modo di porci di fronte a questo complesso fenomeno.


Quando adoperiamo il termine di allucinazioni uditive, che è ancora il termine di gran lunga più diffuso in psichiatria,certamente non commettiamo alcun errore: in accordo con la gran parte dei trattati specialistici, connotiamo come sintomo il fatto di sentire le voci, sintomo tra l’altro fondamentale in gravi malattie psichiatriche a partire dalla schizofrenia. Nella stessa semplice definizione, allucinazioni, ( che tra l’altro possono riguardare tutti i nostri sensi) sottolineiamo un aspetto patologico, un malfunzionamento; diamo cioè un indicatore di malattia.
Quando diciamo invece “ uditore di voci” andiamo in un’altra direzione che non comporta a priori una indicazione di patologia, ovvero così dicendo sottolineiamo semplicemente un qualcosa che succede sul piano fenomenico. È qualcosa che succede e che notiamo senza nessun tipo di giudizio o di valutazione. Basta questo per capire che l’approccio al problema è molto differente, così come sono molto differenti i modi di affrontare il problema in termini di comprensione e di terapia.
voci1È ragionevole dire che, per quanto si siano potuti definire diversi meccanismi neurologici e neuropsicologici, non sono stati fatti sostanziali passi in avanti nel comprendere i meccanismi alla base del problema delle voci. Il dott. Canini, psichiatra ed esperto di uditori di voci, conferma la complessità di un fenomeno tra i più problematici nel campo della psichiatria e sul quale si è formato il termine, concettualmente parlando, di “matto”. Ancora adesso circolano nel web, soprattutto su YouTube (la piattaforma utilizzata soprattutto dai giovani per raccogliere informazioni e intrattenersi) video che indicano sempre l’udire voci come chiaro sintomo di follia.
“In estrema sintesi, grazie soprattutto agli studi sul disturbo da stress post traumatico, abbiamo iniziato a comprendere che, quando attraversiamo un’esperienza traumatica, in modo particolare quando questa riguarda la nostra prima infanzia, ma non solo, i nostri meccanismi adattativi e di difesa, che sono istintivi e inconsci, ci aiutano ad attraversare quel dolore altrimenti devastante e insopportabile; riusciamo cioè ad uscirne.
Con il passare del tempo però, quando la vita, il caso, ci porta all’interno di nuove esperienze dolorose – una perdita improvvisa, un amore non corrisposto, un fallimento scolastico - i vissuti di queste esperienze, che in questo caso sono del tutto consapevoli poiché avvengono in età più matura, ad esempio la adolescenza, diventano in un qualche modo “rievocativi”, riportano cioè a galla il trauma fin lì sepolto grazie ai nostri meccanismi di difesa, il quale “esplode” in vissuti di grande angoscia, in comportamenti all’apparenza incomprensibili, in fenomeni come udire le voci .” I meccanismi di difesa della mente spesso cancellano dalla memoria l’esperienza traumatica – la rimozione - . “Non sottolineerò mai abbastanza” puntualizza Canini “come i meccanismi psichici che sono alla base del fenomeno delle voci, cioè la dissociazione e la psicosi, sono meccanismi di difesa e dunque fenomeni da trattare con grande rispetto, che non possono cioè essere liquidati con affermazioni del tipo:…le voci che senti non esistono…sono frutto della tua fantasia….pensa ad altro. In estrema sintesi, dunque, possiamo dire che il fenomeno delle voci è un modo della nostra psiche per difenderci dal dolore.”

Le educatrici professionali Valentina Bignami ed Erminia Tumini della cooperativa Il Martin Pescatore che gestisce il centro diurno psichiatrico di Casalecchio di Reno, sono anch’esse esperte nel trattamento di uditori di voci per la lunga esperienza e formazione portata avanti su questo tema. Dai dati in loro possesso, così come dalla loro esperienza diretta, possono affermare che la conduzione di un gruppo per uditori di voci, gruppo che viene condotto da loro da oltre quindici anni senza mai interruzione alcuna, ha dato nel tempo risultati sorprendenti – sono anche gli stessi utenti ad affermarlo – nell’acquisire un livello di consapevolezza e di benessere sin li sconosciuto.
“Ci si incontra una volta alla settimana ed assistiamo ormai da molto tempo ad una incredibile remissione del fenomeno da parte dei partecipanti, definiti esperti per esperienza.
Le educatrici professionali Bignami e Tumini raccontano come le voci, all’inizio di questa esperienza, siano alle volte contrastanti ed oppositive, quasi ad esprimere una “volontà” di non partecipazione. Ormai sappiamo come questi fenomeni in realtà veicolino la paura ad esporsi dell’utente, il suo timore a confrontarsi con lo stigma del “matto” Ma questa è solo la fase iniziale che viene superata grazie al confronto, al mettere in comune l’esperienza di superamento delle voci, in un clima accogliente e alla condivisione dell’esperienza con gli altri uditori di voci esperti per esperienza.

Una percentuale che va dal 4 al 7% della popolazione mondiale sente le voci; di questi solo un terzovoci2 deve ricorrere a trattamenti psichiatrici a causa della angoscia e dei fenomeni collegati.
“Se ci rifacciamo all’evidenza del fatto che i 2/3 degli uditori di voci hanno voci positive perfettamente integrate nella loro quotidianità e che alla domanda: vorresti che le voci terminassero?, rispondono di no, dobbiamo concludere”, sostiene il dottor Canini ,"che sentire le voci può far parte dei meccanismi di funzionamento psichico delle persone e che solo in alcuni casi, soprattutto in relazione ad esperienze di tipo traumatico, tale esperienza può essere negativa e la persona bisognosa di aiuto.”
“Le allucinazioni, sia uditive che visive possono verificarsi anche nelle persone che fanno lunghe traversate oceaniche in solitaria, che percorrono deserti o scalano montagne e si trovano per lungo tempo da sole” ricordano Bignami e Tumini “perché siamo animali sociali e abbiamo bisogno di stare in relazione con gli altri”.
La casistica ci dice che alcune persone hanno smesso di sentire le voci per gran parte del giorno e nel dialogo con le voci dicono loro quando le vogliono ascoltare; altri dicono che le voci sono meno fastidiose.”
Sono le educatrici Bignami e Tumini a segnalarci due casi a dir poco sorprendenti. “Una uditrice di voci era letteralmente “bombardata” dalle voci tutto il giorno;dopo il percorso all’interno del gruppo è riuscita a limitarne l’ascolto dando a loro uno spazio di un quarto d’ora la sera in modo tale da poter lavorare di giorno in serenità”. Forse ancora più sorprendente come esperienza è quella di una utente che, dovendo affrontare un viaggio fuori dall’Italia, è riuscita a convincere la voce che la assillava a restare letteralmente a casa.
L’obiettivo in genere è quello di mantenere le voci positive e gestire quelle negative allo scopo di potere condurre una vita funzionale al lavoro, agli affetti, alla quotidianità “dicono Bignami e Tumini. “La metodologia è quelle di capire quale sia il significato della voce e come gestirla, perché spesso le voci dicono alla persona frasi molto negative e giudicanti e a volte arrivano a dire che deve morire; in realtà il messaggio sottostante è che deve morire una parte della persona, quella più succube e fragile, così, lavorando sull’assertività la persona riprende in mano la propria vita diventandone protagonista e non più uno spettatore passivo”.