Marie-Francoise Delatour - Più integrazione, completiamo i Servizi Territoriali

a cura di Federico Mascagni

A Bologna le persone seguite dal DSM sono 30.000, tra Psichiatria Adulti, NPIA, Disabilità e Servizi per le tossico dipendenze, e questi numeri pare siano destinati a crescere. Se si sommano i fami-liari, sui quali incide direttamente il disagio dei loro cari attraverso la presa in cura quotidiana, gli affetti, le ansie che la relazione procura, il numero totale dei cittadini del territorio bolognese coinvolti sulla salute mentale è superiore a 50.000 persone

Foto Marie Francoise“Eppure non se ne sente parlare, si tratta di una popolazione discreta, spesso sconosciuta, forse dimenticata, che soffre in silenzio, che non fa notizia.” Così ha ricordato Marie Françoise Delatour, presidente del CUFO, Comitato Utenti Familiari Operatori, all’incontro tenutosi presso la CTSS, la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, organo che riunisce tutti i Sindaci del territorio delle Aziende Sanitarie Locali della Regio-ne Emilia-Romagna. Si tratta di un intervento del maggio scorso, ma che pone questioni ancora attualissime.

“Se l'emarginazione sociale è una delle concause del disagio psichico, il suo contrario, l'integrazione, rappresenta uno strumento indispensabile nei percorsi di cura, e oggi tale integrazione sociale delle persone con sofferenza psichica fa capo alla responsabilità diretta degli Enti Locali.” Per la Delatour è necessario che istituzioni, privato e terzo settore insieme prevedano iniziative continuative di integrazione sociale, di lotta contro la solitudine e l'emarginazione, di contrasto alla povertà legata alla mancanza di lavoro e di reddito “Magari di trovare una casa, un compagno o una compagna per vivere come tutti gli altri.” È evidente che in una prospettiva di questo genere nessuna parte sociale è esclusa, men che meno quelle afferenti al mondo del lavoro.

Per quanto riguarda la deistituzionaizzazione Marie Françoise Delatour ripercorre il contesto in cui è nata la legge 180, dove era in atto una forte spinta verso la libertà, l’evoluzione sociale, il riformismo. E lo contrappone all’insicurezza di un’attualità fatta di crisi economica, di lavoro inaccessibile, di competizione alimentata fino ad eccessi performativi, di una esistenza dove i tempi di vita sono sacrificati. Ciò che è difficile per tutti diventa impossibile per chi soffre di disturbi psichici e ha una soglia di stress oggettivamente più bassa. Una condizione che catapulta il soggetto sofferente fuori dalla società. E per questo la Delatour propone un freno. “Se i servizi per la Salute Mentale venissero ulteriormente deistituzionalizzati, se fossero anch'essi diluiti in mezzo al resto, resi solo trasversali e mescolati con le altre povertà e con le altre sofferenze, per noi sareb-be drammatico. Perché i nostri utenti sono meno agguerriti, non hanno la forza di fare valere i propri diritti: non si recano nemmeno agli sportelli sociali per chiedere aiuto. Aspettano che qualcuno si accorga di loro. Questo fa parte della loro patologia.” Questo non vuole dire essere reazionari, chiarisce Delatour, o volere costruire un ghetto, ma prendere atto della fragilità della situazione odierna e delle esigenze profonde di interezza delle persone con situazioni di disagio mentale. E sperare in modalità e strumenti che portino verso l’autodeterminazione.

“Di salute mentale si può guarire, ma non si può guarire da soli, non si può guarire lontano della Comunità. Questo era già il messaggio di Basaglia. Oggi ci vogliono le istituzioni, quelle sanitarie e quelle sociali, salde, attente. Ci vogliono le associazioni e il volontariato, che danno un contributo prezioso per uscire dalla solitudine. Ma le associazioni non possono sostituirsi alle istituzioni. Ci vuole ovviamente anche l'intenzione dei pazienti di intraprendere un difficile cammino verso la guarigione, perché senza quello anche il migliore degli aiuti esterni serve a poco. Anche per questo ci vuole tempo e pazienza. Perciò, per la Sanità e per gli Enti Locali la Salute Mentale oggi più che mai rappresenta una bella sfida: la sfida della personalizzazione delle cure, perché ogni paziente è diverso dall'altro e va preso in considerazione in quanto persona nella sua globalità, con la sua storia, la sua famiglia ed il suo contesto di vita, con le sue credenze, le sue intenzioni.”

Per l'intervento completo si veda il seguente link: Intervento Marie.Francoise Delatour al CTSS