Angelo Fioritti: Lo Stato della Salute Mentale a Bologna

a cura di Federico Mascagni

Uno dei seminari organizzati lo scorso anno dal DSM/DP per ricordare il quarantennale basagliano si è intitolato “I nostri prossimi 40 anni”. Un’occasione per fare il punto della situazione e formulare propositi per una salute mentale sempre più partecipativa e attenta alle esigenze di tutti. 80 persone invitate fra professionisti, dirigenti, medici, coordinatori infermieristici, educatori, assistenti sociali e oltre 30 fra associazioni di utenti e familiari.

Una rappresentanza degli 820 dipendenti del Dipartimento, coi suoi 18.000 utenti seguiti, di cui 6.000 nuovi ogni anno e 5.000 con disturbi mentali gravi e persistenti. "Se avessimo potuto accogliere tutti quelli che volevamo invitare avremmo dovuto riempire un palasport”. Questa la battuta iniziale con cui il dottor Angelo Fioritti, direttore del DSM/DP ha inaugurato le due giornate.

L’ultimo incontro che si era tenuto prima di questo seminario, intitolato “La nostra idea di dipartimento”, si tenne nel 2011 e fu per il 90% un incontro tra professionisti. Si pervenne a quattro punti fermi: meno istituzione e più territorio, più presa in carico, più specializzazione, più partecipazione e integrazione socio-sanitaria. La nascita del Comitato Utenti Familiari e Operatori, del progetto Prisma, degli esperti nel supporto tra pari, degli Artisti irregolari, rappresentano esempi di punta di questi obiettivi. “La co-progettazione con gli organismi del terzo settore che sono sia le associazioni del volontariato che la cooperazione sociale, diventa un obbligo per l'Istituzione e diventa la via maestra attraverso la quale realizzare i servizi” ha ricordato Angelo Fioritti. “Alcune vie esplorative le abbiamo già avviate: il progetto farmaci e famiglie per esempio, in cui un team tecnico e scientifico sia di professionisti che di utenti e familiari, sta portando a una evoluzione nelle modalità prescrittive, nella ricerca dell'adesione al trattamento e nella consapevolezza condivisa dei benefici e dei rischi di ogni terapia farmacologica.”

FiorittiSette anni dedicati soprattutto alla psichiatria adulti in cui si è invertita la tendenza alla progressiva espansione del settore residenziale pubblico e privato. “Per i 15 anni precedenti il numero di persone inserite in strutture residenziali pubbliche private era andato gradualmente aumentando” continua Fioritti. "Negli ultimi sette anni nel nostro territorio il numero si è prima arrestato e poi è andato diminuendo nelle Strutture Residenziali del terzo settore, calando di circa 50 unità. Per fare questo ovviamente sono stati utilizzati gli strumenti che prima non c’erano come il budget di salute o lo IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti): 25 utenti oggi vivono con famiglie che hanno dato la disponibilità ad accoglierli part-time o full-time. Invece di essere in una struttura residenziale, vivono in un contesto fisiologico abitativo, con una famiglia accogliente.”

Poi la peculiarità del DSM/DP di Bologna che, rispetto agli altri in Italia, punta a una soluzione specialistica rispetto a un approccio generalista. “Il programma sulla tutela delle popolazioni vulnerabili che, in particolare nel Comune di Bologna è un problema epidemiologicamente molto rilevante (fra migranti in transito, persone senza fissa dimora e altre emergenze sociali assommano a circa 15-18000 persone), è strutturato con incarichi di alta specializzazione sugli esordi psicotici, sui gravi disturbi di personalità, sulla doppia diagnosi, sui trattamenti gruppali, fino ad avere anche alcuni team di valutazione specialistica come quello della ADHD, il disturbo da deficit dell'attenzione e dell’iperattività, e il team di consultazione culturale sui migranti. Si è riusciti a mantenere quella costante intensità di trattamento e di competenze specifiche per trattare bisogni così diversificati.” Con il programma di Individual placement and support (IPS) ogni anno vengono seguite oltre 450 persone e produce inserimenti nel mercato del lavoro competitivo di 250 persone.

Fioritti esamina anche i nuovi punti fragili: “Cogliamo su diversi ambiti istituzionali una delega del controllo sociale ai nostri servizi. Ad esempio nella magistratura c’è la tendenza ad affidarci, con decreti di custodia da eseguire o sul territorio o nelle strutture, persone con comportamenti disturbanti. C'è una errata equivalenza fra il comportamento disturbante e la malattia mentale. Abbiamo persone a basso funzionamento sociale con storie travagliate che compiono piccoli reati e reiterati. Alla fine del percorso hanno o una condanna tramutata in affido ai servizi sanitari o una amministrazione di sostegno con delega istituzionale. Questo è un problema che ha una sua componente professionale, una sua componente etico-politica, ma anche una sua componente economica, perché se questa tendenza dovesse proseguire, tutti gli sforzi che abbiamo fatto nella deistituzionalizzazione si riaprirebbero con la reistituzionalizzazione di queste problematiche. Cosa che sta succedendo nell'ambito delle dipendenze, dove il numero dei soggetti inseriti è aumentato drammaticamente negli ultimi quattro anni.”

Ma l’emergenza forse più impressionante dal punto di visto statistico è quella riguardante i giovani. “Sono quasi raddoppiati gli accessi in Pronto Soccorso e i tentativi di suicidio nei minorenni o nei giovani adulti” ricorda Fioritti “i ricoveri psichiatrici sono triplicati in tre anni, da 16 ricoveri di minori l'anno scorso ne abbiamo fatti 58. Occorrono nuove risorse, nuove organizzazioni e forse anche nuove strutture. L'idea di continuare i ricoveri di questi ragazzi che hanno quadri di difficilissima gestione perché non assomigliano per niente alle situazioni psichiatriche che siamo abituati a vedere, mescolano un disorientamento esistenziale, comportamenti sregolati, uso di sostanze, promiscuità. Non assomigliano per niente ai problemi di psicosi o anche di disturbi comportamentali che eravamo abituati a vedere fino a poco tempo fa. Pensare di affrontare nello stesso luogo questo e la riacutizzazione del paziente psichiatrico adulto o anziano è sicuramente qualche cosa che non ha senso.”

Per chi fosse interessato al seguente link è possibile consultare tutti gli atti del convegno “I nostri prossimi 40 anni”: Atti convegno