La salute mentale a Bologna: in un convegno dati e criticità

A cura di Daniele Collina

 Nelle giornate del 11 e 12 Dicembre 2018, presso la biblioteca della cineteca Lumiere di Bologna si è tenuto il convegno intitolato “Salute mentale a Bologna oggi e domani”. Un’occasione per parlarne con operatori, utenti e associazioni dei familiari. Un utile confronto con la pubblica amministrazione per tratteggiare il contesto attuale e prevedere le azioni future.


Fin dai primi interventi è stata evidenziata la necessità di analizzare i veloci cambiamenti degli ultimi anni per capirne la ragione ed evidenziare i nodi critici partendo dai sistemi di comunità e di cura. Si è molto parlato di condivisione, coprogettazione, partecipazione.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che “non c’è salute senza salute mentale”. Occorre perciò mettere la persona al centro. Nessuno deve restare indietro dal momento che la salute mentale è un diritto e non bisogna tornare a formule repressive.

Due importanti fenomeni stanno avendo un forte impatto sul Welfare: le migrazioni e l’invecchiamento della popolazione (gli over 65 sono 40.000 nella sola area metropolitana di cui 20.000 a Bologna). Interessante il dato che 3 migranti su 4 vengono da altri comuni Italiani, e non da Paesi esteri. Sono in aumento gli over 80 e l’età media dei Bolognesi viene ridotta dalla presenza degli stranieri che sono soprattutto concentrati in una fascia di età al di sotto dei 45 anni. I migranti stranieri che «ruotano» intorno a Bologna sono più numerosi dei cittadini italiani in entrata e uscita. Un saldo migratorio che sottolinea come, alla fine, quelli che rimangono nella zona metropolitana e sono destinati a diventare i nuovi cittadini sono per lo più stranieri. Detto in cifre, in media ogni 5 anni cambia il 21.4% della popolazione. Il 30.6% dei bolognesi «over 65» vive da solo. Un quarto degli anziani vivono in appartamenti al 3° piano o superiore in edifici senza ascensore.

Altro problema è il cambiamento del mondo del lavoro. Oltre alle grandi differenze di salari è comparso il fenomeno dei lavoratori poveri, una categoria che pur avendo un lavoro (cosa che in passato era sinonimo di benessere) non riesce ad arrivare a fine mese. Come prevedibile gli over 60 hanno in mano gran parte del reddito e stanno aumentando le distanze tra ricchi e poveri. Inoltre i giovani sono oggi molto più poveri di 15 anni fa. Per gli stranieri maschi il reddito è quasi la metà di quello degli italiani. Ancora più sfavorite le donne straniere. Bologna è comunque una città ricca, nel contesto italiano. Attrae italiani (studenti e adulti) con titolo di studio medio e medio-alto, ma vede anche un turn-over di popolazione in saldo negativo che determina un progressivo invecchiamento. La città cambia, ma i giovani stanno peggio di prima e sono (in parte) in forte disagio. Il divario di reddito tra fasce sociali e generazioni è in aumento.

ConvegnoDaniele1L’Assessore alla Sanità e Welfare del comune di Bologna Giuliano Barigazzi ha dichiarato nel suo intervento che il “Welfare deve essere di comunità. Bisogna trovare un ruolo per tutti, servizi sanitari, Comune, Associazioni, utenti, famigliari.” L’Assessore Barigazzi ha poi continuato sostenendo che il “Welfare deve essere un motore di sviluppo economico e sociale.” Bisogna portare le persone verso percorsi di vita autonomi che contemplino il lavoro, la casa, l’accesso alla formazione. Per realizzare tutto ciò serve la disponibilità di risorse sia economiche che umane. Una riduzione del personale o degli investimenti porterebbe ad un calo della qualità e di efficienza dei servizi. Nei prossimi mesi verranno varati i piani di zona triennali: sarà importante la partecipazione delle Associazioni tramite il Comitato Utenti Familiari e Operatori. La progettazione deve essere il più possibile partecipativa e occorre trovare modalità di lavoro integrate tra servizi, associazioni e cittadini.

La situazione giovanile è un punto molto delicato dato che negli ultimi anni vi è stato un aumento degli esordi psicotici, dovuti in parte a problemi di natura psicologica ma anche all’uso di sostanze come alcool e droghe. In quest’ultimo caso si è visto un ridursi dell’utilizzo di eroina a fronte dell’aumento di sostanze eccitanti spesso di difficile identificazione, cosa che rende complesso il trattamento. Nonostante una diminuzione nell’uso di sostanze da parte dei giovani, la situazione rimane comunque preoccupante, soprattutto riguardo ai comportamenti socializzanti. Quei comportamenti, cioè, che provocano abitudini al consumo di sostanze in compagnia allo scopo di svago. I numeri di studenti affetti da DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) sono notevoli e destano preoccupazione (più di un sesto della popolazione studentesca ne è affetta).

ConvegnoDaniele2Gli utenti e i familiari hanno bisogno di essere ascoltati e su questo c’è molto lavoro da fare dato che i tempi di attesa presso gli specialisti sono troppo lunghi. Per dare una mano servono persone qualificate: gli ESP, i laureandi e i volontari. L’ESP è un utente Esperto, per esperienza, in Supporto tra Pari. Tale figura necessita di formazione e valutazione, anche se la nuova riforma del terzo settore ha introdotto maggiori difficoltà a portare avanti questo progetto. Occorrerà introdurre nuove regole.

I CSM sono interessati da un lavoro di ristrutturazione per renderli più efficienti e più pronti a rispondere ai bisogni degli utenti. Un punto molto importante è stato il richiamo a migliorare le procedure di intervento, soprattutto per quel che riguarda la troppa burocrazia. La programmazione degli interventi deve essere a lungo termine: occorre un maggiore coinvolgimento dei genitori e non ci devono essere “buchi” nelle terapie. Fondamentale è il cercare di evitare il ricovero, cosa possibile solo se i servizi funzionano a dovere. Anche in questo caso è necessario un lavoro di comunità che unisca servizi e associazioni.

Nei 40 anni trascorsi dalla Legge Basaglia è stato fatto molto ma ora i cambiamenti socio-economici impongono di non sedersi sugli allori ma di compiere passi verso una maggiore inte-grazione tra servizi e comunità, associazioni e liberi cittadini, per riuscire finalmente a realizzare quel Welfare di comunità che è stato la parola chiave di tutto il convegno stesso. Occorre che tutti facciano la propria parte non agendo individualmente ma in un rapporto di sinergia e collaborazione.