Regolarmente arte: gli artisti irregolari espongono a Palazzo D’Accursio

A cura di Federico Mascagni e Daniele Collina

Lorenzo Scrima, Paula Mencarelli, Sandra Aceresi, Francesco Valgimigli, Paolo Colognesi, Barbara Giacometti, Cristina Adriani, Andrea Giordani, Carlo Chiapparini, Stefano Regazzi, Matteo Giorgini, Rita D’Amore, Massimo Castellani, Mac Kenzie, Stefano Gardini, Fede, Mela, Divina Nives, Frangio, Mammola 48, Greta Hanson, Zoe, Mattana Graziella, Tatsuo Hisamatsu, Yoshio Okumura, Takatoshi Mori, Kazuya Handa. Sono i nomi dei 27 artisti del Collettivo  Artisti Irregolari Bolognesi che hanno esposto le loro opere nella mostra in sala d’Ercole di Palazzo D’Accursio conclusa il 29 ottobre 2018.


Inaugurata il 10 ottobre dall’assessore alla cultura Matteo Lepore e dalla presidente della commissione cultura del consiglio comunale Federica Mazzoni ha visto la partecipazione di artisti tutti provenienti dal Collettivo Artisti Irregolari del Dipartimento di Salute Mentale-DP dell’Azienda USL di Bologna, un gruppo di persone con talento artistico e seguite dai Centri di Salute Mentale di Bologna e provincia. La mostra nasce dalla richiesta di un’artista-utente al Comune di Bologna Iperbole Rete Civica della Sala d’Ercole per un allestimento. L’ Azienda USL di Bologna ha partecipato all’organizzazione della mostra occupandosi della stampa di locandine, cartoline e segnalibri e dando una mano nell’allestimento delle opere.
Il progetto Arte Irregolare di Bologna è nato dalla collaborazione tra il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili Onlus, voluto da Dario Fo e Franca Rame e coordinato da Jacopo Fo, e il Dipartimento Salute Mentale‐DP dell’Azienda USL di Bologna. Successivamente il gruppo di artisti si è organizzato in un vero e proprio Collettivo per partecipare, ideare e progettare mostre ed eventi aperti al territorio con lo scopo di vendere le proprie opere, sensibilizzare la cittadinanza ai temi della differenza e connettersi con altri soggetti che si occupano di Arte Irregolare. Il Collettivo è formato da una trentina di artisti che si incontrano mensilmente per confrontarsi sul proprio percorso artistico e programmare e realizzare le iniziative da promuovere.
Foto mostraAlla mostra presso Palazzo D’Accursio sono solo tre gli artisti che abbiano svolto studi accademici. Il resto sono tutti autodidatti, come nella migliore tradizione della anglosassone Outsider Art. Concetto diverso rispetto a quello dell’Art Brut teorizzata da Jean Dubuffet, che, nella sua intuizione di artista e ricercatore, visitò i manicomi e le case di persone con disturbi mentali trovando, nascoste nella cartelle mediche e nei luoghi abitati dai “matti”, opere che raccoglievano il loro tratto caotico e monodimensionale. Un linguaggio puntillinista, composto di alfabeti misteriosi, notazioni pseudomusicali, grafici e formule matematico/fantascientifiche. Forme vorticose, ipnotiche. Opere accese da colori violenti, rappresentazioni spesso di un dolore profondissimo o di una realtà dominata dal panico o dalla protesta causata della propria condizione di recluso e di persona inascoltata.
Arte Irregolare è invece la definizione coniata dalla storica dell’arte Bianca Tosatti che, da anni, si occupa dei rapporti tra espressione artistica e disagio mentale. “Vorrei sottolineare un aspetto che riguarda le persone patologiche: quel riconoscimento del loro lavoro è l’unico modo per dichiarare la propria esistenza, un mezzo per l’affermazione della propria identità. E’ dimostrato che anche persone molto sofferenti possiedono la precisa consapevolezza di essere artisti.” Ma questo non deve essere frainteso, non si deve usare la retorica dello “speciale”, velata da un sentimento di compassione, per riconoscere un talento dove questo non c’è. Una cosa è l’arteterapia che si svolge nei tanti laboratori per utenti psichiatrici, altro è accedere alla collezione di un museo d’Arte Irregolare a pieno titolo.
Si, perché esistono nel mondo musei e mostre dedicati all’Arte Irregolare. E in Italia, per adesso, niente. Il caso della mostra a Palazzo d’Accursio è un caso più unico che raro, che meriterebbe forse curatele specifiche e attenzioni mediatiche diverse. Perché l’Arte Irregolare se non trova contesti dedicati si perde come un mandala al soffio del vento. “Gli altri Paesi hanno una tradizione di interessamento all’Art Brut (Francia, Svizzera, Germania) o Outsider (USA) che si riflette anche sul mondo del collezionismo. Al contrario, in Italia, si è sempre avuta una ghettizzazione di queste forme espressive sulla base di un collegamento con la psichiatria e la malattia mentale, che non ha permesso di considerare le opere come prodotti artistici collezionabili.” spiega Nicola Mazzeo, gallerista che insieme alla collega Caterina Nizzoli ha fondato la prima galleria di Art Brut, Rizomi, a Torino. “D’altra parte l’Italia aveva avuto un interesse enorme per l’arte naïf; credo che il relativo disinteresse per l’opera brut non dipenda esclusivamente dalla ghettizzazione a cui facevo prima riferimento ma, come insegna il caso dell’arte naïf, anche dalla storia sociale del nostro Paese. In fin dei conti l’Art Brut è sempre stata la risposta alla sterilità dell’arte ufficiale; il ritardo nella modernizzazione del nostro Paese, mentre spiega l’interesse per l’arte naïf, spiega il disinteresse per l’Art Brut”. Sarà Bologna capace di raccogliere una sfida mai compiuta in Italia?