Il dolce e l'amaro. Una madre, il figlio e l'autismo

A cura di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni

Tra i vari testi che si occupano del disturbo dello spettro autistico, sono stata attratta dal titolo del libro Dolceamaro che, tramite il racconto autobiografico dell'autrice Roberta Buzzi, ci conduce attraverso il percorso della lunga e faticosa strada dell'accettazione del disturbo da cui è affetto il figlio Antonio.

Recensionelibroautismo

Le pagine del libro, edito da Il Fiorino, scorrono in maniera fluente, carezzevole con la tipica impronta della sensibilità femminile e materna dell'autrice. Il testo è diviso in vari capitoli a cui fanno da corollario stralci di brani di cantautori come Guccini e De Andrè, molto amati da Roberta. Lo stesso titolo "Dolceamaro" è tratto da E un giorno... di Guccini i cui versi descrivono la malinconica constatazione che il dolce e l'amaro costellano la vita con momenti di gioia alternati ai tanti momenti tristi. Non è senza un prezzo salato diventare grande.

La storia, in sintesi, si snoda lungo tutta la giovane esistenza della poco più che trentenne Roberta, nata in una realtà della provincia ferrarese, Comacchio, dove vive serenamente. Da pendolare conclude i suoi studi di maestra d'asilo. L'università con il conseguimento della laurea in tecnico della riabilitazione psichiatrica le dà l'opportunità lavorativa e in un centro estivo conosce Beppe che diventerà il suo compagno di vita.
La nascita di Antonio rappresenta il coronamento del loro amore.
Ben presto la sensibilità di Roberta coglie nei comportamenti di Antonio qualcosa di diverso. Fattasi coraggio si confida con Beppe, prima di recarsi dal pediatra e poi da altre figure professionali. Riceve purtroppo la diagnosi dal centro di eccellenza di neuropsichiatria infantile di Siena: Antonio, come aveva ben intuito, era affetto da un disturbo dello spettro autistico. Il bimbo aveva poco più di un anno.

Roberta è attraversata da una gamma di sentimenti: rabbia mista a dolore che si trasformarono via via in accettazione e con il tempo affronta il disturbo di Antonio con forza e determinazione.
Convinta dell'idea di offrire ad Antonio sin da subito una vita ricca di interazioni con amici, familiari e ambiente esterno, su suggerimento delle varie educatrici, logopedista e neuropsichiatra, crea una ragnatela sempre più fitta di relazioni.
Anche il suo mondo lavorativo l'aiuta offrendole un incarico meno impegnativo per consentirle spazi e energia nella cura e vicinanza ad Antonio.

Il libro è la storia, forse uguale a tante altre storie, e la testimonianza del vissuto di Roberta che ha saputo, e in questo è la sua forza, cogliere i segnali precocemente per offrire ad Antonio una qualità di interventi atti a migliorare il suo percorso di apprendimento. La tecnica premiante è quella del gioco, usato come trattamento. Ma anche il trattamento è usato come gioco. Così s'impara ad agire in modo spontaneo e naturale per dare spazio ad una intersoggettività nella quale si esplora la gamma delle emozioni congiunte.

Roberta con il tempo cerca di abbandonare i suoi sensi di colpa e ha imparato ad amarsi di più, migliorando, così, la sua relazione di coppia e la sua interazione con il mondo. Coltiva i rapporti di amicizia con le mamme "di pancia" e con i loro figli e crea sia a scuola, con l'aiuto dell'educatrice professionale, sia nel tessuto intra ed extra familiare, con l'aiuto di Beppe e dei suoi cari, un ambiente gioioso e sereno per il suo Antonio.
Roberta dà tanto amore ad Antonio e prende tanto amore da Antonio che le ha insegnato a trasformare il dolore in coraggio di vivere.