L’utopia della realtà

di  Angelo Fioritti*
 
Sogni e Bisogni è un progetto che oggi incarna perfettamente lo spirito di libertà e coscienza civica messo in moto dalla riforma psichiatrica del 1978.
Già il suo titolo rimanda ad una delle frasi più celebri di Franco Basaglia, quella della “utopia della realtà”, all’idea che senza un po’ di utopia la realtà diventa mortifera nella ripetizione di se stessa. E’ nella dialettica tra utopia e realtà, tra sogni e bisogni per l’appunto, che si rende viva una istituzione e la si fa progredire.


A Bologna sta succedendo qualcosa di importante, da un po’ di tempo. Un gruppo sempre più nutrito di persone acute e motivate ha ripreso in mano il proprio destino, si incontra per capire, per discutere, per fare e per cambiare. Si tratta di utenti, operatori, familiari incontratisi nelle appassionate riunioni del CUFO ed il cui bisogno di comprendere, di spiegare, di informare e di dibattere ha portato ai tanti progetti PRISMA (Promuovere e Realizzare Insieme la Salute Mentale Attivamente) tra cui “Sogni & Bisogni”.


Il Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze Patologiche di Bologna ha accolto con grande favore e sostenuto questa novità. Fare comunicazione in modo condiviso è una grande sfida e sottende una idea di istituzione del tutto nuova. Se chi riceve i servizi è anche titolare o contitolare della comunicazione interna ed esterna, ciò significa che il dipartimento non è più solo l’insieme delle persone che vi lavorano, ma diventa la comunità di chi vi lavora e di chi quei servizi li riceve. Diventa cioè uno spazio di società civile nel quale tutti, utenti, familiari, professionisti, volontari, cittadini entrano a dare il loro contributo ad una questione di civiltà oggi più che mai sentita e cruciale.


Fare salute mentale è oggi soprattutto questo. Aiutare tutti i cittadini ad essere sempre più informati e consapevoli, accrescere le conoscenze di tutti nella società, lottare contro l’ignoranza ed il pregiudizio, rappresentare le tante possibilità di cure, di guarigione e di salute che il territorio offre, non smettere mai di ricercare e di dialogare.
Il contributo del Dipartimento e mio personale a questa sfida non verrà mai meno ed il mio augurio è che questa passione contagi sempre più persone e, perché no, tutta la società civile bolognese.

*  Angelo Fioritti, direttore del Dipartimento di salute mentale di Bologna ad interim

Intervista Alfredo Oliveira, fondatore di Radio Colifata

a cura di Psicoradio

Psicoradio ha parlato con Alfredo Oliveira per farsi raccontare qualcosa di più della “sorella La Colifata”.

Perché nasce Radio la Colifata?

La radio è nata per ridare dignità e voce alle persone con disagio psichico, persone che vivono ai margini della società e confinate dentro un manicomio. La Colifata è nata per creare un ponte di comunicazione e integrazione che permetta di recuperare una vita fuori dall’ospedale, per recuperare la dignità e i diritti come cittadini e anche per lavorare sullo stigma legato alla malattia mentale.  
Però pensiamo alla radio anche come uno strumento clinico, utile per sentirsi meglio. Crediamo che La Colifata possa essere terapeutica, aiutare le persone affinché si fortifichino e si costruiscano una loro autonomia, perché questa radio non è un gioco, esiste e ha la potenza di incontrare tante persone. E può essere terapeutica proprio anche perché circola al di fuori degli spazi propriamente terapeutici.
La funzione di noi che collaboriamo non è normalizzare le persone: il nostro ruolo è quello di creare condizioni affinchè il modo singolare di ciascuno di percepire il mondo e comunicarlo sia connesso con gli altri, quelli “fuori”, e questa connessione crei nuovi valori e progetti di vita. E non c’è nulla di più terapeutico di questo, poter sentire che la vita di ciascuno di noi ha un senso, che possiamo progettare e che in più potremo avere diritto di vivere nella comunità, avere un lavoro, degli affetti, avere una dignità. Per questo Radio La Colifata è terapeutica

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Non useremo il DSM 5

Intervista al dott. Angelo Fioritti sul Diagnostic and Statistic Manual (DSM 5)

A cura della redazione di Psicoradio

Psicoradio: C’è grande polemica su questo DSM 5 e si dice che venderà come l’altro, decine di migliaia di copie, porterà milioni all’associazione di psichiatri americani che l’ha prodotto. Ma a voi psichiatri, a lei che è un direttore di un dipartimento, a cosa serve il DSM 5?

Dott. Fioritti: Veramente a molto poco, anzi, quasi a nulla. In realtà tutti i paesi europei adottano come sistema di classificazione, quello dell’organizzazione mondiale della sanità, che è arrivata all’undicesima edizione che si chiama, “ICD 11.”

Il DSM nelle sue varie versioni, è adottato negli Stati Uniti prevalentemente, per motivazioni di ricerca e di rimborso da parte delle assicurazioni rispetto alle malattie, quindi; l’American Psichiatric Association sul DSM 5 farà, numerosissimi corsi di formazione ma, fondamentalmente per consentire le attività di ricerca e il rimborso da parte delle assicurazioni per le diagnosi che sono coperte dall’assicurazione stessa.

È innegabile che i manuali americani hanno anche avuto un impatto culturale quando, sono stati sorretti, da operazioni culturali come fu quella per esempio del DSM 3 negli anni settanta.

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