Hikikomori dal punto di vista di un genitore

a cura di Federico Mascagni

Abbiamo già parlato del fenomeno degli Hikikomori come manifestazione di disagio soprattutto adolescenziale e come tema controverso nell'ambito della Salute Mentale al seguente articolo: "Anche a Bologna il fenomeno degli Hikikomori" . Trattiamo adesso l'argomento dal punto di vista di un genitore al quale abbiamo posto alcune domande significative.

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Come l’adolescente, con tutte le sue complessità, comincia a mostrare i segni del disturbo hikikomori?

L'Hikikomori o ritiro sociale volontario è un fenomeno di carattere sociale e non una patologia.
I ragazzi e le ragazze che arrivano a ritararsi in casa e talora nella propria camera, inizialmente cominciano ad assentarsi da scuola, ad invertire il ritmo sonno/veglia, a trascorrere molto tempo in rete e ad interrompere le relazioni amicali e la partecipazione ad attività extrascolastiche come lo sport, gli scout, le attività musicali ecc...

Quanto è importante la qualità delle relazioni familiari nei casi di hikikomori?

L'Hikikomori (termine giapponese che significa "stare in disparte") è un fenomeno sociale ad origine multifattoriale. Questo significa che è un fenomeno che si sta diffondendo in tutti i paesi economicamente più sviluppati, a partire dal Giappone dove ha avuto origine negli anni ottanta.
Concorrono al ritiro dei ragazzi: fattori personali, in genere si tratta di ragazzi sensibili, intelligenti e timidi, con competenze e talenti spesso marcati; fattori familiari, in genere si tratta di famiglie con una scolarizzazione medio-alta, piuttosto rigorose rispetto all'educazione dei figli, una delle frasi standard è "non importa il risultato purchè ci sia l'impegno"; fattori scolastici (spesso ci sono stati eventi scatenanti nell'ambiente scolastico, come azioni di bullismo da parte dei compagni, o azioni severe da parte di docenti, non comprensive della sofferenza del ragazzo.) e fattori sociali.
Proprio per questa multifattorialità, come Associazione Nazionale Hikikomori Italia Genitori onlus, nata nel giugno 2017 a seguito della creazione di un gruppo facebook da parte di Marco Crepaldi, giovane laureato in psicologia sociale, abbiamo stilato delle "buone prassi" che prevedono, soprattutto all'inizio, una azione sulle famiglie, in quanto i genitori sono le persone più prossime ai ragazzi, che possono essere in un certo qual modo co-terapeuti, nel senso di promotori di cambiamento.
Poichè un fattore comune a tutti i ragazzi/e in ritiro sociale volontario è quello di avere sentito pressioni e aspettative molto alte, garantire un clima di maggiore benessere e di accettazione dentro la famiglia è un punto di partenza molto importante.
Comprendere che accusare il figlio rispetto alla sua "inadempienza" di studente ipotizzandolo pigro e scansafatiche alimenta il ritiro e, che invece, riconoscerne il dolore e imparare a leggere il suo comportamento anche come comunicazione rispetto alle sue esperienze del mondo fuori, spesso nei suoi vissuti ostile e minaccioso, rappresenta il canale in grado di aprire spiragli di comunicazione nuove e la possibilità di sentirsi capiti, di provare di nuovo desiderio e motivazione per ripartire.

Le richieste della scuola, della società, delle relazioni odierne quanto incidono nel fenomeno?

La nostra attuale società, performante, competitiva e narcisista attua su tutti i ragazzi forti pressioni rispetto alle performace.
Basti pensare ai social che tutti conosciamo, dove le immagini devono essere sempre quelle di persone belle, sportive e felici.
Immagini che spesso non corrispondono alla realtà emotiva della persona, ma che sono espressione di una società dove la rappresentazione sembra ormai più importante del reale.
Anche la scuola sembra essersi appropriata di questo modello competitivo e performante che valorizza molto poco la cooperazione ed evidenzia la performance in termini di riconoscimenti da una parte e di punizioni invece, per chi non corrisponde al modello nozionistico e trasmissivo.
La scuola vede la presenza sempre più frequente di segnalazioni per dsa, di bes, oltre che di ragazzi che manifestano disagi di vario tipo, di tipo alimentare, lesioni sul corpo, disturbi della condotta. Eppure, nonostante tanti disagi, gli adulti che sono a fianco dei ragazzi (genitori, insegnanti, allenatori ecc) sembrano più interessati ai loro voti e alle loro prestazioni, che al loro stare bene.
Di tutto questo parlano i ragazzi hikikomori, che sono fortemente critici rispetto al modello sociale e scolastico nel quale viviamo.
Percepiscono i coetanei fortemente massificati ed esprimere differenze nel gruppo dei pari sembra altamente pericoloso per l'integrità della loro personalità.
Certo si potrebbe dire che questa critica nasce dal fatto che la loro fragilità impedisca loro di competere e di stare al passo.
Eppure come Associazione crediamo ci sia molto di più. Ascoltandoli si comprende quanto la nostra società sia poco incline alla gentilezza, alla comprensione ed al rispetto. Quanto si siano persi di vista gli obiettivi primari del vivere, una vita che ai loro occhi è spesso sopravvivenza e non "vivenza". Su questo i nostri ragazzi ci chiamano ad interrogarci.

Smartphone, portatile, playstation. Siamo portati a pensare siano i responsabili dell’isolamento.

Questo è uno degli errori più facili in cui si incorre quando si incontrano ragazzi/e che sono in hikikomori. Pensare che la causa madre sia la tecnologia e la rete.
E' proprio per questo "sentire" comune, per le pressioni che a loro volta i genitori ricevono dall'esterno, che quasi tutti i famigliari all'inizio staccano la rete, sottraggono lo smartphone pensando che si tratti di dipendenza. Ma purtroppo non è così. Anche senza la rete chi ha "scelto" il ritiro come soluzione alla propria sofferenza nel fuori, non esce, anche senza la tecnologia. Del resto quando il fenomeno è iniziato in Giappone negli anni ottanta, internet non era ancora presente.
La rete invece rappresenta una "finestra sul mondo", la possibilità di mantenere dei contatti con altri ragazzi/e tramite chat e giochi, oltre che di avere informazioni leggendo e vedendo video on line. Spesso proprio da questi contatti virtuali nasce il desiderio di uscire di nuovo per incontrarsi e allacciare nuovi contatti.
Sapere a cosa stanno giocando in rete, ascoltare con reale interesse è spesso un gancio possibile per riaprire la relazione che si è interrotta.
I ragazzi ritirati con il loro comportamento parlano di loro, ma parlano soprattutto di noi e del mondo che ci circonda.
Per riuscire a fare loro acquisire di nuovo fiducia nelle relazioni serve tempo, pazienza, voglia di ascoltarli autenticamente e cambiare gli occhiali che si indossano.

Per avere informazioni più dettagliate potete scrivere alla seguente mail: emiliaromagna@hikikomoriitalia.it