IPS: come supportare il paziente all impiego

A cura di Lucrezia Rapezzi

Il modello IPS, in inglese “Individual Placement and Support”, è stato sviluppato negli anni ‘90 da Robert Drake e Debbie Becker al “Dartmouth Psychiatric Research Center”, in America, e fu pensato per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro a persone con handicap.

Questo modello è oggi applicabile a tutti i cittadini in età da lavoro seguiti dai Centri di Salute Mentale. Inizialmente questa cerchia di persone era composta soltanto da soggetti affetti da handicap ma è stata ampliata di molto il 30 luglio 2015 dalla legge 14, che afferma «Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitari».
Il numero di assunzioni di persone con disabilità sensoriali o mentali è salito da un 2,5%-5% tra il 2002 e il 2015 a un 43% nel 2016, per poi arrivare ad un 64% nel 2017. Dai dati raccolti tra il 2002 e il 2015 si può notare come il numero di pazienti dei Centri di Salute Mentale inseriti raddoppi da circa cinquecento a più di mille, mentre quello dei pazienti assunti in associazioni senza l’utilizzo dell’IPS è sceso da una settantina a meno di venti. Questo è dovuto al fatto che i pazienti prima di ottenere un lavoro dovevano sostenere tirocini e corsi di formazione personale, non sempre necessari, che potevano durare addirittura anni. Ora, con l’applicazione del modello IPS, la persona disoccupata che dimostra il desiderio e la motivazione di lavorare non necessita di corsi che la preparino al lavoro, ma può subito accedere a un impiego. Ciò spiega perché se si guardano i dati raccolti nel 2017 per le assunzioni in associazioni che hanno usufruito del modello IPS si può notare come su milletrecento pazienti circa ne siano stati assunti più di settecento.
All’interno dei CSM (Centri di Salute Mentale) l’occupazione lavorativa è una delle maggiori priorità per i pazienti con un disagio psichico; per questo motivo l’IPS si impegna a trovare velocemente lavori “veri”, quindi non all’interno di spazi protetti come potrebbero esserlo quelli all’interno dei tirocini o dei laboratori.
Questo metodo è basato su alcuni principi cardine molto chiari; i più importanti sono: il lavoro completivo, ovvero l’ottenimento del lavoro da parte della persona interessata, lo “zero exclusion”, ovvero la libertà del soggetto stesso di aderire o meno al programma indiscriminatamente da diagnosi psichiatriche o altri fattori, il fatto che per la ricerca del lavoro si parta dalle preferenze della persona e il sostegno a tempo illimitato. L’IPS, tramite uno specialista della riabilitazione al lavoro, fornisce quindi l’aiuto necessario nella ricerca, nell’ottenimento e nel mantenimento di un impiego all’interno di normali luoghi lavorativi e con gli stessi diritti e doveri di qualunque altro lavoratore; per fare ciò si tengono incontri tra l’operatore e il paziente, che avvengono spesso in luoghi informali, come un bar o una biblioteca, per riuscire ad instaurare tra i due una relazione di fiducia; inoltre servono allo specialista per iniziare a capire gli interessi e le potenzialità del soggetto. In questo modo l’operatore potrà aiutarlo maggiormente nella sua ricerca di un lavoro.