40 anni di Legge Basaglia

A cura di Benedetta D'Angelantonio

Esattamente 40 anni fa nel nostro Paese veniva emanata una legge di fondamentale importanza, nota ora a noi come Legge Basaglia o legge 180.

La legge 180 del 13 maggio 1978 impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) istituendo servizi di igiene mentale pubblici. Si basa sulle nuove e più umane concezioni psichiatriche promosse e sperimentate da Franco Basaglia presso il manicomio San Giovanni di Trieste. porta con sè una vera e propria rivoluzione culturale e medica. Il manicomio fino ad allora era nient’altro che un luogo di contenimento fisico, di istituzionalizzazione, dove si applicava ogni tipo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive (come ad esempio l’elettroshock). Questa legge riconosce a pieno i diritti e la necessità di una migliore qualità di vita dei pazienti che alla chiusura dei manicomi sarebbero stati seguiti e curati da operatori specializzati in ambulatori territoriali. Ma pazienti che per anni erano stati annullati e istituzionalizzati tutto d’un tratto non potevano essere lasciati “a piede libero” e allo sbaraglio in quella società che da sempre aveva cercato di ammutolirli e annientarli togliendo loro ogni diritto. La chiusura dell’ultimo manicomio in Italia è avvenuta solo nel 1999 proprio perché prima era necessario costruire e consolidare la rete di servizi ambulatoriali nel territorio.

Basaglia Alla legge è associato comunemente il nome di Franco Basaglia (psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia). Basaglia  trascorse un’adolescenza tranquilla e agiata. Si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia. Già durante gli anni di studio universitario e di specializzazione in neuropsichiatria presso l'Ateneo padovano, Basaglia tenta di integrare la rigida impostazione medica di matrice positivista, con un nuovo approccio filosofico di stampo fenomenologico-esistenziale. È alla ricerca di nuovi strumenti di validazione funzionali alla nuova idea psichiatrica che gradualmente sta maturando in lui proprio grazie alle letture filosofiche. Durante gli studi frequentò un gruppo di antifascisti, in seguito a un  tradimento venne arrestato. Milita nel Partito Socialista Italiano e nel 1949 consegue la laurea. Nel 1953 si specializza in Malattie nervose e mentali presso la clinica neuropsichiatrica di Padova. Nel 1958 Basaglia ottiene la libera docenza in psichiatria. Per le sue idee innovative e rivoluzionarie non viene bene accolto in ambito accademico, cosicché nel 1961 decide di rinunciare alla carriera universitaria e di trasferirsi a Gorizia per dirigere l'ospedale psichiatrico della città. Si tratta di un esilio professionale dovuto soprattutto alle scelte politiche e scientifiche. L'impatto con la realtà del manicomio è durissimo. A Gorizia, dopo alcuni soggiorni all'estero, avvia nel 1962, insieme ad Antonio Slavich, la prima esperienza anti-istituzionale nell'ambito della cura dei malati di mente. In particolare egli tenta di trasferire il modello della comunità terapeutica all'interno dell'ospedale e inizia una vera e propria rivoluzione. Si eliminano tutti i tipi di contenzione fisica e le terapie elettroconvulsivanti (elettroshock), vengono aperti i cancelli dei reparti. Non più solo terapie farmacologiche ma anche rapporti umani rinnovati con il personale. I pazienti devono essere trattati come uomini, persone in crisi. Nel 1969 lascia Gorizia e, dopo due anni a Parma dove dirige l'ospedale di Colorno, nell'agosto del 1971 diviene direttore del manicomio di Trieste. Basaglia istituisce subito, all'interno dell'ospedale psichiatrico, laboratori di pittura e di teatro. Nasce anche una cooperativa di lavoro per i pazienti, che così cominciano a svolgere lavori riconosciuti e retribuiti. Ma ormai sente il bisogno di andare oltre la trasformazione della vita all'interno dell'ospedale psichiatrico: il manicomio per lui va chiuso ed al suo posto va costruita una rete di servizi esterni, per provvedere all'assistenza delle persone affette da disturbi mentali. La psichiatria, che non ha compreso i sintomi della malattia mentale, deve cessare di giocare un ruolo nel processo di esclusione del "malato mentale", voluto da un sistema ideologico convinto di poter negare e annullare le proprie contraddizioni, allontanandole da sé ed emarginandole. Nello stesso anno Basaglia fonda il movimento Psichiatria Democratica, favorendo la diffusione in Italia dell'antipsichiatria.